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CALVATONE (Cr). Bedriacum, dagli scavi spunta un tratto della Postumia.

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Con la campagna di scavi archeologici condotta quest’anno nell’antica Bedriacum, nell’area di proprietà provinciale, dall’Università degli Studi di Milano, sono venuti alla luce quello che si ritiene essere stato un magazzino di servizio e un “inedito” dosso sabbioso che dovrebbe coincidere con un tratto della via Postumia, che collegava Genova ad Aquileia attraversando proprio la Calvatone romana.
«In quest’area recintata – ha spiegato oggi il professor Lorenzo Zamboni, direttore dello scavo, del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università di Milano – dalla metà degli anni Ottanta l’Università di Milano, insieme a diversi partner, in particolare la Soprintendenza Archeologia, conduce campagne di scavo regolari, che sono di ricerca ma anche didattiche, perché si insegnano anche agli studenti universitari dei primi anni le tecniche, i metodi e gli scopi dello scavo archeologico.
calvatoneQuest’anno abbiamo riaperto un vecchio scavo degli anni ‘50 allora diretto dal soprintendente Mario Mirabella Roberti che aveva restituito quella che lui definì come una via porticata, che in realtà riteniamo sia piuttosto un edificio seminterrato, un magazzino, un horreum, quindi non una via e neanche porticata ma una struttura di servizio forse pubblica, legata a quella che noi speriamo di identificare in questa nuova fase del progetto come la via Postumia, l’antica via che passava esattamente in mezzo al vicus di Bedriacum.
Via che rappresenta il motivo per cui i romani hanno fondato questo piccolo centro a vocazione artigianale, commerciale e produttiva al servizio dei viandante e delle legioni che si spostavano.
Questo scavo aggiunge un importante tassello ad una realtà archeologica ormai ben definita, dove però si erano indagate soprattutto le case, cioè le domus degli antichi romani, che hanno restituito mosaici, suppellettili anche di un certo pregio, pareti intonacate, un po’ come quelle che si conoscono di Roma e di Pompei. Noi ci siamo spostati per capire quelle che erano le strutture di servizio, non le abitazioni, su cui i romani si spostavano, muovevano le merci o potevano stoccare anfore, vasi, prodotti del territorio. Questo era un centro agricolo, oltre che legato alla viabilità. L’importanza storica archeologica di questo scavo è darci informazioni in più rispetto alla topografia e all’urbanistica di Bedriacum, che andrà a perfezionare la nostra conoscenza dei diversi quartieri abitativi.
Bedriacum non è una grande città, però potrebbe estendersi su circa 12 ettari in totale, molto più ampia rispetto a quello che si vede sul terreno, e questo lo sappiamo grazie a prospezioni geofisiche e analisi non invasive condotte l’anno scorso insieme a partner francesi, di Parigi, che ci hanno permesso di capire che anche in tutti i campi intorno sono presenti strutture con vari orientamenti pertinenti sicuramente al vicus romano».
Il professor Sandro Parinello, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università degli Studi di Pavia, ha sottolineato che «l’Università di Pavia collabora con l’Università di Milano per quanto attiene alla documentazione, al rilievo archeologico e alla digitalizzazione degli scavi. Noi misuriamo e trasferiamo in digitale ciò che emerge dalle ricerche. La digitalizzazione è fondamentale per garantire l’accessibilità al sito, che poi verrà ricoperto e sarà inaccessibile, ad eccezione di quando è in atto la campagna di scavo. Per questa attività utilizziamo dei laser scanner, ma usiamo anche droni, sistemi di fotogrammetria e tutto quanto può essere necessario per riprodurre banche dati tridimensionali affidabili, grazie ai quali sia poi possibile manipolare digitalmente il manufatto archeologico e riuscire a investigarlo».
In visita allo scavo oggi, oltre a tante persone che hanno preso parte ai due turni previsti, è giunto anche il presidente della Provincia Mirko Signoroni, accompagnato dal sindaco e consigliere provinciale Valeria Patelli e dal consigliere provinciale Matteo Gorlani. Presente anche Nicoletta Cecchini, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Cremona Lodi e Mantova.
Signoroni, al termine, è apparso molto compiaciuto: «Stiamo parlando di un sito che rappresenta un fiore all’occhiello per la nostra provincia. Ogni volta che viene avviata la campagna di scavo, qui ci sono nuove scoperte. C’è poi un connubio con la via Postumia su cui abbiamo realizzato un documentario. Oltre ai nostri campi insomma abbiamo delle bellezze che è giusto siano messe a disposizione della collettività».

Autore: Davide Bazzani

Fonte: www.laprovinciacr.it, 15 lug 2022

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