Archivi

Benedetto Di Mambro. Il Castello longobardo di Cardito presso Cassino.

cardito

Ben visibili e virtualmente ben ricostruibili resti di un grandissimo castello (il “castrum Cardeti” della tradizione storiografica), risalente all’ XI secolo, li abbiamo finalmente rinvenuti, nella mattinata di giovedì 16 luglio 2020, dopo lunghi ed approfonditi studi e ricerche sul campo, nella valle del Rio Chiaro sui colli di Cerro Grosso a Cardito di Vallerotonda, a circa 1000 metri di altitudine alle propaggini dell’imponente massiccio delle Mainarde.
Con gli amici, l’architetto Daniele Baldassarre e l’insostituibile guida Alfredo Petrucci, sapevamo della sua esistenza e ne siamo finalmente andati alla ricerca con un’escursione di circa cinque ore di cammino in quella luminosa e assolata giornata di luglio. Un posto da incanto e un panorama stupefacente.
Il primo sorprendente impatto lo avemmo quando, all’ingresso meridionale del “castrum”, ci trovammo di fronte ai ben conservati resti in pietre sovrapposte di una chiesetta romanica. L’ingresso della chiesa è rivolto ad ovest da cui è magnificamente visibile la lontana cima di Monte Cairo alla destra di Montecassino. All’altro capo un’affascinante piccola abside concava in pietre con sulla sua parete destra una nicchia rettangolare.
Intanto, sappiamo che i territori di Cardito, così chiamati per l’abbondante presenza di fiori di cardi, assieme a quelli di Filignano, Viticuso e Acquafondata facevano parte, dal VII secolo, della Contea Longobarda di Venafro su cui agli inizi dell’XI secolo governava Audoaldo, figlio del Conte Landolfo detto il Greco, cugino di Pandolfo Capodiferro, Principe di Benevento.
carditoMa come erano giunti i Longobardi a Venafro e poi a Cardito? Attorno al 570 questo popolo germanico di origine scandinava penetrò nella pianura padana varcando le Alpi orientali. Si impossessarono quindi del Veneto e della Lombardia. A sud, in Romagna, avevano i bizantini di Giustiniano. Entrarono quindi in conflitto fra di loro. In una scorreria nel Lazio, nel 577 distrussero il monastero di Montecassino costruito 48 anni prima da San Benedetto. Qualche anno dopo, però, con la mediazione della loro regina Teodolinda, moglie del re longobardo Agilulfo ma figlia del duca bavaro Garibaldo I, di stirpe franca e cattolico, i Longobardi si convertirono al cattolicesimo. Nel 640 i Bizantini raggiunsero un accordo con i Longobardi che ottennero la Toscana e tutta la costa tirrenica centrale scendendo verso il meridione della penisola creando i ducati di Spoleto e di Benevento del quale ultimo i territori di Venafro e Cardito facevano parte. Nel 717 il monaco benedettino longobardo di Brescia, Petronace, divenne abate di Montecassino. Nel 1003, intanto, in territorio viticusano venne eretta la chiesa di Sant’Antonino attorno alla quale, man mano, sarebbe sorto il villaggio. Nel 1032, Audoaldo donò il territorio di Cardito al nipote Pandolfo a cui molto probabilmente si deve, proprio in quegli anni, la costruzione di una roccaforte in quei luoghi, in contrapposizione a quella dei Conti dei Marsi a San Biagio Saracinisco. Sei anni dopo, nel 1038, l’abate Richerio di Montecassino si appropriò del castello longobardo di Vallerotonda e vi fondò il primo nucleo abitato dell’odierna cittadina. Nel 1047, chiamati dall’Italia Meridionale, provenienti dalla Terra Santa, dai Normanni di Rainulfo Drengot, scesero in Italia i Normanni (nord-männer) di Roberto d’ Altavilla detto il Guiscardo (l’astuto). Dopo varie vittoriose vicende i Normanni occuparono la Puglia e la Calabria e il Guiscardo si diresse verso i ducati longobardi di Benevento e di Capua e quindi verso Montecassino. Al suo seguito c’era il conte Rodolfo de Moulins che nel 1053 entra nell’area del Matese e ne inizia la conquista. Il Guiscardo lo nominò quindi Conte di Bojano e della valle del Volturno. L’italianizzazione del suo cognome in Molisio fece di quel territorio la Contea del Molise.
A questo punto le opinioni degli storici divergono e spesso neanche le date collimano. Secondo alcuni Cardito, nel 1054, al tempo dell’abate Richerio, era ancora territorio dei Conti longobardi di Venafro, Landolfo e quindi suo figlio Giovanni. Nel 1086 Giovanni ne avrebbe fatto dono all’abate Desiderio di Montecassino. Secondo altri, invece, il castello fu proprietà dei longobardi fino al 1064 quando il Conte normanno Ugo del Molise, figlio di Rodolfo, ne prese possesso e lo incorporò nella Contea molisana avendo prima tolto al conte longobardo Paldo di Venafro i castelli di Filignano, Viticuso e Acquafondata che lo stesso Paldo, proprio per sottrarsi all’invasione dei Normanni, aveva promesso, in cambio di protezione, all’Abate Desiderio. Fu quindi Ugo a cedere nel 1086 il Castello di Cardito a Montecassino nelle mani di Desiderio, che l’anno dopo fu eletto Papa con il nome di Vittore III. Altri affermano invece che fu suo figlio Ugo II a farne dono all’abate Oderisio I nel 1105.
Nel 1125, l’abate Gerardo ampliò e completò la costruzione del castello facendone un grande villaggio fortificato: un vero e proprio castrum medievale. Il castello resistette per altri due secoli fin quando nel 1349 fu disastrosamente e definitivamente distrutto da un tremendo terremoto di magnitudo Richter 6,8 (circa 9 gradi della scala Mercalli), che colpì duramente, fra gli altri, anche il monastero di Montecassino.

Riassumendo dunque: il castello di Cardito sorse attorno al 1035 ad opera dei longobardi, fu conquistato fra il 1054 e il 1064 dai normanni che dopo una trentina di anni lo cedettero a Montecassino che lo ampliò e ospitò un villaggio. Nel frattempo i Normanni, con l’inclusione di Benevento, Capua ed il Molise e quindi anche Cardito nei propri possedimenti, cominciarono ad ampliare verso nord il loro territorio fin quando, nel 1130, Ruggero II di Altavilla completò l’opera di occupazione normanna dell’Italia meridionale creando il Regno di Sicilia. Quei confini stabiliti con lo Stato Pontificio rimasero saldi fino al 1860.
Nel 1349, intanto, il castello e il villaggio di Cardito vennero distrutti da un terribile terremoto. Decadde anche la chiesetta. Più tardi la gente dei dintorni ritornò su quei ruderi e vi costruì man mano un piccolo villaggio che ancora oggi viene ricordato come Cardito Vecchio. La chiesetta fu rimessa in sesto mantenendo l’antica struttura romanica. Gli anziani del posto raccontano che ancora fin verso la fine del 1800 fosse frequentata. Il tempo e l’incuria l’hanno fatta crollare. E’molto probabile che la prima costruzione della chiesetta sia dovuta proprio all’opera all’abate Gerardo, un secolo dopo dalla cessione del castello da parte dei Normanni a Montecassino, nell’opera del suo ampliamento e dell’insediamento di un villaggio di contadini all’interno delle sue mura di cinta. Castello e villaggio andarono nel tempo decadendo e quasi nulla ne è rimasto se non il nome di Cardito Vecchio al colle dell’antico castello.

Autore: Benedetto Di Mambro – benedettodimambro62@gmail.com

Segnala la tua notizia