BELLUNO – Da Roma al Rinascimento. Negli scavi al Seminario affiora la storia di Belluno .

Pubblicato il : 19 Marzo 2003

Sono stati ritrovati resti di un edificio romano ma anche ceramiche e vasellami di epoche successive.

Per cercare di comprendere le indagini archeologiche in corso, da alcune settimane, nel piazzale interno dell’Istituto Scolastico Lollino riportiamo di seguito alcuni stralci inseriti nell’opuscolo “I barbari in Italia” della rivista Archeo, redatto dallo studioso Paolo Delogu ritenuto da molti uno dei maggiori studiosi italiani dei popoli germani.

“La continuità dell’insediamento (dei Longobardi ndr.) avvenne, dunque, all’interno di una lunga fase di degradazione del medesimo già iniziata prima dell’invasione longobarda (568 d.C. ndr.) e protrattasi dopo di essa, caratterizzata dal restringimento delle aree abitate, dalla rovina e dallo smontaggio degli edifici pubblici, dall’impoverimento delle tecnologie urbanistiche e edilizie, come delle dotazioni necessarie alla vita quotidiana. In queste condizioni – afferma Paolo Delogu – è forse fuor di luogo postulare un contrasto fra cultura insediativa romana e quella longobarda, rappresentato per esempio dall’opposizione tra edilizia in pietra e edilizia di legno, tra abitazione articolata in ambienti specializzati e abitazione a vano unico, al più suddiviso da graticci e tramezzi di legno, dove si potevano tenere anche gli animali. Nella sfera del quotidiano, le due culture erano probabilmente più vicine di quanto suggerisca il contrasto dei loro valori ideologici, in particolare i Longobardi erano già abituati, dal loro precedente soggiorno di 40 anni in Pannonia (Ungheria), a servirsi delle infrastrutture e delle costruzioni romane, anche degradate. In ogni modo questa loro adattabilità porta un serio pregiudizio alle prospettive delle ricerche archeologiche. Si è spesso lamentato che siano state finora insufficienti le indagini sui luoghi d’insediamento longobardo, e si è auspicato che esse siano promosse ed estese, per conseguire conoscenze più dettagliate. Ma se i casi di Castelseprio (Varese) (adattamento longobardo di un luogo fortificato romano, ndr.) e Invillino (Udine) (riutilizzo di una villa romana, ndr.) dovessero essere rappresentativi di una situazione generale, l’archeologia degli insediamenti longobardi si presenterebbe, in sostanza, come una pagina d’archeologia tardo – antica, con minime e sfuggenti tracce d’apporto germanico”.

La descrizione rappresenta, per larghi tratti, lo scavo scientifico che si sta realizzando nel cortile interno dell’Istituto scolastico Lollino che s’affaccia su via Santa Maria dei Battuti. Qui, a seguito delle prime scoperte del funzionario bellunese della Soprintendenza archeologica, gli operatori della società Cora di Trento, guidati dal dottor Michele Bassetti hanno messo in luce le fondazioni di una parte d’edificio romano, forse una villa, che copre un’area di circa 80 metri quadrati. Va ricordato che le mura – sia pur rasate – proseguono sia verso nord sia verso est dove sono state demolite nel corso dei lavori effettuati negli anni Cinquanta. Nello spazio antistante i resti dell’edificio romano è stato messo in luce un perimetro irregolare di una costruzione, pressoché rettangolare, delimitata da un muro a secco lungo il quale sono state individuate delle buche di palo, analizzando le quali sono stati trovati dei frammenti di ceramica rinascimentale, che costituivano probabilmente l’alzato che si chiudeva con le altre buche realizzate lungo un tratto di muro romano.

Qui si esemplifica la sequenza stratigrafica più moderna di un’area che è stata destinata per un lungo periodo, dopo la distruzione delle strutture antiche, a terreno adibito a colture agricole e successivamente a giardino. Purtuttavia lo scavo in questione è ben più articolato e notevolmente complesso e presenta diversi acciottolati grezzi sullo stesso livello e adiacenti ai muri perimetrali e interni della possibile villa romana.

Vi sono poi ben tre piani di cottura un situato nel limite est e due, affiancati, posti nell’ambito vano d’ovest. E poi, ancora, tutta una serie di buche di palo il cui eventuali perimetri d’ulteriori stanze, ambienti o staccionate – sovrapposti a quelli romani – che sono alquanto irregolari, e di problematica identificazione.

Una possibile spiegazione, derivante dai dati ricavati dallo scavo, porta a presupporre che nel periodo medievale i muri romani siano stati smontati per la quasi totalità e le pietre utilizzate, ad esempio, nell’edificazione dell’adiacente chiesa di S. Maria dei Battuti, avvenuta intorno al 1330. Proseguendo a ritroso si giunge all’alto medioevo e a prendere in considerazione gli acciottolati e quelli che sono stati definiti piani di cottura ed, ancora, la delimitazione di un grande ambiente della struttura romana con pietre a secco. Per spiegare un simile intervento ci si può avvalere, ancora, degli studi di Delogu in particolare quando fa riferimento alla permanenza dei Longobardi per 40 anni in Pannonia e quindi alla capacità di servirsi delle infrastrutture romane, anche degradate. E’ possibile, quindi, che parte di quella struttura, che abbiamo definito villa romana, fosse ancora in piedi all’arrivo dei Longobardi e che essi abbiano utilizzato i vari ambienti, con la costruzione di pareti di legno ed aggiustamenti vari per ricavare più di un ricovero anche per animali. Per quel che attiene i reperti, essi riguardano esclusivamente l’età romana imperiale come le monete da collocare nel III secolo d.C. e nel IV secolo d.C. e poi ancora ceramica e terracotta comune d’anfore e suppellettili da cucina.In ogni modo, nulla, che si possa assegnare alle popolazioni germaniche o, per meglio dire, ai Longobardi.

Dall’archeologia urbana di Belluno, soprattutto da via San Lucano, giungono, però, analogie messe in luce nel 1995 durante scavi realizzati, nel cortile di Villa Doglioni – Dal Mas, da Virginio Rotelli e l’addetto bellunese della Soprintendenza. Allora furono rinvenuti muri romani rasati con buche da palo, acciottolati grezzi, con una serie di buche da palo ed, inoltre, due reperti di chiara appartenenza longobarda: un vago di collana e una punta freccia.
Fonte: Presstoday 28/01/03
Autore: Eugenio Padovan
Cronologia: Arch. Romana

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