AQUILEIA (Ud). I luoghi di culto scomparsi.

Pubblicato il : 23 Febbraio 2012
iacumin
Aquileia romana, capitale della X Regio della Venetia et Istria, avamposto militare e commerciale, Ecclesia Mater, sede del dominio dei Patriarchi, luogo di scavi archeologici, iniziatisi a partire dalla metà dell’Ottocento e che naturalmente continuano a tutt’oggi con scientificità e solerzia. E ogni volta dalle ruinae escono nuove informazioni per una lettura, sempre più completa, di questo importante antico centro che, alla fine del IV secolo dopo Cristo, è, per importanza, la nona città dell’impero romano, fondata come colonia nel 181 nel sito dove già in epoca protostorica si commerciava ambra del Nord scambiandola con oggetti che, via mare, arrivavano dal Mediterraneo e dagli scali del Vicino Oriente.
Aquileia fonte di studi. Molte le attenzioni e molte le ricerche che sfociano in pubblicazioni: nuovi tasselli del vasto mosaico che ricompone, con l’Aquleia romana, quell’Aquileia cristiana ritenuta, con il suo Patriarcato e la più vasta sede vescovile d’Europa, seconda solo a Roma. Paolo Gaspari, editore in Udine, sempre attento a incunearsi nella storia, sia antica sia moderna, presenta ora una pubblicazione invitante anche per le tante immagini, molte delle quali inedite, dal titolo Tracce di fede. Basiliche e chiese ad Aquileia dal IV al XIX secolo.
Autori Luciano Iacumin e Flavio Cossar, che hanno concentrato il loro interesse su basiliche e chiese aquileiesi dopo che, alcuni anni fa, in seguito a una mostra dedicata ad antiche mappe di Aquileia, avevano riscontrato che quasi tutti gli edifici di culto indicati nella pianta urbana del 1693, conservata all’Arcivescovado di Udine, non erano più presenti nelle mappe della fine del Settecento.
Dopo aver esaminato un’ampia documentazione, la loro ricerca si è rivolta alle visite apostoliche avvenute nel Cinquecento e nel Seicento e ai documenti relativi ad Aquileia trovati da Giuseppe Vale, direttore della Biblioteca arcivescovile di Udine. Sempre Iacumin e Cossar hanno confrontato gli scritti che diversi umanisti come Gian Domenico Bertoli, Angelo Maria Cortenovis, Girolamo Asquini produssero su Aquileia.
Le chiese prese in esame dal tandem di studiosi sono 18. Alcune sono ancora esistenti, altre cancellate dal tempo. La ricerca non poteva partire che dalla Basilica di Santa Maria Assunta e dei Santi Ermacora e Fortunato con i suoi famosissimi pavimenti musivi, le colonne dell’epoca del Patriarca Popone, il soffitto a carena di nave del Patriarca Marquardo e gli affreschi del secolo XII della cripta.
Luoghi di culto scomparsi. A sud del grande palazzo patriarcale si trovava la chiesa di San Giovanni Battista, che potrebbe risalire al periodo altomedievale. Scomparsa anche la basilica di San Felice e Fortunato, una delle chiese più antiche della città, di cui rimane solo il ricordo nel piccolo borgo, che porta lo stesso nome. Parte del pavimento musivo della basilica del Fondo Tullio alla Beligna (IV secolo) è stata ritrovata a circa un chilometro a sud della città. I mosaici sono stati scoperti casualmente nel 1894, durante lavori edili.
Sono scomparse anche la basilica di San Martino della Beligna (il toponimo Beligna è in relazione a Beleno, divinità celtica), la chiesa di Sant’Antonio Abate collocata poco distante da dove la Fuessa da Comunitât si gettava nel Natissa, la chiesa delle Vergini in località Durida, dove sorge ora un cappelletta che porta lo stesso nome e fu costruita agli inizi dell’Ottocento, la basilica di San Giovanni Evangelista che sorgeva al limite della piazza principale dell’Aquileia medioevale, la chiesa di San Siro, citata per la prima volta in un documento del 1283, era situata nelle vicinanze del mulino o forse della sinagoga. Scomparsa anche la chiesa dei Santi Ilario e Taziano, che era un edificio di forma ottagonale, facilmente individuabile nelle piante, dove, in seguito a degli scavi, è stata rinvenuta la croce monogrammatica, cosiddetta di Aquileia, di epoca paleocristiana.
E ancora sparite la chiesa di San Lazzaro, posta fuori le mura medievali, frequentata da quanti erano obbligati alla quarantena, la chiesa di Sant’Alessandro e la chiesa di Santa Maria di Aquileia, entrambe nei pressi di un convento femminile benedettino, la basilica di Santo Stefano, che risaliva all’epoca del Patriarca Gotebaldo (1049-1063, la chiesa di Sant’Egidio, un santo taumaturgo invocato contro l’epilessia, la lebbra, la febbre, la paura e la follia, che si trovava sulla strada Petrada, in friulano Jevada, a nord di Aquileia.
Luogi di culto esistenti. Le chiese ancora esistenti, seppur modificate o ridedicate, sono, oltre alla basilica di Santa Maria Assunta, la chiesa di Sant’Andrea, un edificio ormai cadente rifatto alla fine del XVIII secolo e dedicato a Sant’Antonio di Padova, la chiesa di San Marco eretta nel 1747, per volontà popolare, per ricordare San Marco che avviò da Aquileia l’evangelizzazione del Nord Italia, la chiesa di Sant’Antonio Abate a Belvedere, costruita nel 1746 dalla famiglia Savorgnan.

Autore: Silvano Bertossi

Fonte: Il MessaggeroVeneto.gelocal.it, 11/02/2012

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