ANGKOR (Cambogia): Il più grande rompicapo del mondo.

Pubblicato il : 15 Agosto 2006

Un team francese sta rimettendo insieme i 300000 blocchi di pietra in cui era stato smontato il tempio Bophuon.
Riapre ai turisti dopo cinquant’anni uno dei massimi capolavori dell’architettura cambogiana, il tempio Baphuon di Angkor. Duecentodue archeologi e tecnici stanno ricomponendo il più gigantesco puzzle della storia del restauro.
Negli anni ’60 il tempio era stato smontato e 300000 blocchi di pietra scolpiti giacevano sparsi su dieci ettari di giungla. Il dramma di Baphuon inizia poco dopo la costruzione, nel 1060. Il progetto era sbagliato. Concepito come un’immensa piramide a tre gradoni di terra e sabbia pressata, ricoperta di pietre scolpite con una altissima guglia di bronzo, sparita nel 1400. Era il più grande monumento della Cambogia: alto 50 metri, con una base di 120 per 90.
La pioggia, la fragilità della struttura interna, il peso immenso delle pietre, lo condannano a una rovina progressiva. Dedicato in origine a Shiva, nel XV secolo il Baphuon è trasformato in tempio buddista. Parti della facciata ovest vengono demolite per far posto a una straordinaria statua di Buddha lunga settanta metri, distesa sul primo gradone della piramide, usando le stesse pietre del tempio.
Negli anni ’60 il monumento è in rovina e gli archeologi dell’Ecole Francaise d’Extrème Orient (Efeo) decidono che per salvarlo bisogna disfarlo e ricostruirlo. Indispensabile consolidare tutta la struttura interna con tre enormi “scatole” di cemento, una sopra l’altra per bloccare gli smottamenti del suo grande cuore di sabbia. Smontano intanto tutto il rivestimento: 300000 pietre, catalogate e marcate invadono “temporaneamente” la giungla. Ma nel 1975 arrivano i Khmer Rossi. Cacciano gli archeologi e distruggono piani di lavoro, archivio fotografico, ogni documento necessario alla ricomposizione del puzzle. Per 20 anni il tempio è abbandonato, aggredito dalla giungla, i 300000 blocchi di pietra sparpagliati e sepolti dalla vegetazione. I lavori dell’Efeo riprendono nel 1995, diretti dall’architetto Pascal Royère, finanziati dallo Stato francese con 37 milioni di dollari. Dovevano concludersi nel 2004, ma ci vorranno altri due anni. Enormi le difficoltà: la prima, quella di riconoscere quelle giuste nella babele delle pietre cui neppure il computer è stato in grado di dare un senso. Ciascuna è scolpita e deve essere collocata al suo posto per poter ricomporre bassorilievi e statue che ricoprivano il monumento. Esistono per fortuna 940 foto negli archivi francesi e soprattutto la memoria di alcuni operai che avevano lavorato allo smontaggio delle pietre quarant’anni prima. Attualmente il lavoro è a buon punto: i turisti possono visitare la facciata orientale del tempio e seguire lo spettacolare restauro. Man mano, saranno accessibili le altre parti di questa montagna-piramide, sommo capolavoro di mille anni fa, gloria del re Udayadityavarman I.


Fonte: Il Giornale dell’Arte Luglio-Agosto 2006
Autore: Tina Lepri
Cronologia: Arch. Orientale

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