VAL TIDONE (PC) – UNA PIEVE NEL BOSCO

Pubblicato il : 14 Dicembre 2002

Tra i fitti boschi di castagno, sopra un’altura dominante le colline della Val Tidone, nel piacentino, in una zona di confine fra le regioni della Lombardia, della Liguria e del Piemonte, è stata rinvenuta la struttura di un antico edificio pertinente il periodo medievale. E’ un sito di notevole interesse storico ed archeologico, in una località di cui poco o nulla si conosce, individuato grazie a dicerie popolari diffuse dagli anziani abitanti della zona, che ricordavano nella loro infanzia il richiamo delle campane di un’antica pieve, da sempre conosciuta come chiesa della “Piana di San Martino”.
Questa struttura sepolta e poi dimenticata per anni è stata riportata in luce grazie alla solerte attività dell’associazione archeologica Pandora, sotto la direzione della Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Emilia Romagna.

Rocchetti, pentole e monete.
Nel sito, frequentato già in epoca protostorica, come rivelano alcuni frammenti di rocchetti, pesi per telaio, recipienti per cottura dell’Età del Bronzo Finale e seconda Età del Ferro, gli scavi archeologici, iniziati nell’estate del 1999, hanno fatto riemergere le mura in alzato di un piccolo edificio religioso collocato in posizione strategica dominante, naturalmente protetto dalle rive scoscese del monte. Le monete rinvenute attestano una sicura frequentazione della chiesa in età ottoniana e dal XIII al XVI secolo. L’edificio, di modeste dimensioni, è costruito con pietre locali in arenaria, in parte appoggiate alla roccia di base dell’altura, in parte legate con strati di malta, seguenti un tracciato quadrangolare culminante a est con un’abside semicircolare, ben delineata nel suo profilo e rialzata su un ampio lastrone di pietra levigata. Lungo i lati si aprono delle piccole nicchie che rendono estremamente variegata l’articolazione della pianta. La soglia, a ovest, è ricavata da un’unica pietra che si apre davanti a numerose sepolture non ancora datate.

Torre dei frati.
Il pavimento è costituito per lo più da terriccio, anche se sono emerse tracce di preparazione in cocciopesto che farebbero pensare ad un impianto più antico pertinenete al V-VI sec. d.C., sul quale si sarebbe innestata la successiva struttura medievale. L’antichità di frequentazione del luogo è avvalorata anche dal rinvenimento di un pulvino di capitello tardoantico e di una moneta del V sec. recante la scritta di “Teodato Imperatore”. Stando alle poche fonti raccolte, l’edificio potrebbe ricollegarsi ad attività militari di difesa legate alla chiesa romanica piacentina di S. Savino. Lo dimostrerebbe il muro massiccio ritrovato nella lingua più stretta dell’altura sud, che fa supporre una torre di vedetta già legata al toponimo di “Torre dei Frati”.
Fonte: Archeo dicembre 2002
Autore: Maria Teresa Bonfatti Sabbioni
Cronologia: Arch. Medievale

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