TRIESTE: L’antica Tergeste riaffiora dalle acque.

Pubblicato il : 14 Gennaio 2006

Nuove scoperte davanti a Punta Sottile grazie alla collaborazione fra ricercatori italiani e sloveni. Vestigia della città romana sul mare risalenti a duemila anni fa.

Tra il primo e il secondo sec. d. C. una ricca e vivace microeconomia traeva dal mare il suo sostentamento. Lungo tutta la costa triestina e più in là, verso Pirano, esistevano molti insediamenti residenziali e produttivi, con un retroterra brulicante di attività agricole e manifatturiere, ville marittime che, grazie alle vicinanze delle vie d’acqua, praticavano l’itticoltura con la produzione di salse e conserve di pesce, alimentavano piccoli centri di artigianato tessile mentre dai loro moli salpavano e arrivavano navi cariche di legname, sgombri e sardine in salamoia, olio e tessuti. Lungo l’intero arco costiero si sviluppava una navigazione di cabotaggio che dal litorale triestino andava fino alle coste istriane e dalmate. Il traffico marittimo locale -di gran lunga preferito a quello terrestre per i costi minori nonostante i pericoli e i difficili periodi invernali – andava dai centri produttivi alle colonie, e da lì ai maggiori centri di redistribuzione come Aquileia. A farla breve la città romana dipendeva dal mare e del mare viveva, con un fermento di vita e di traffici che oggi possiamo finalmente cominciare a ricostruire grazie ai risultati della prima campagna di ricerche archeologiche subacquee mai realizzata a Trieste.

Nelle scorse settimane, nell’ambito del Progetto Interreg III A Italia-Slovenia dedicato ai “siti costieri dell’alto arco adriatico: indagini topografiche a terra e a mare” e realizzato dal Dipartimento di Scienze dell’antichità della nostra Università diretto da Monika Verzar Bass in collaborazione con il Museo del mare e l’Istituto per la tutela dei beni culturali di Pirano, una squadra di archeologi subacquei coordinati da Rita Auriemma, docente di Archeologia subacquea, coadiuvata dall’archeologo Dario Gaddi, ha effettuato le prime ricerche a Muggia, indagando nel dettaglio quanto già conosciuto e facendo non poche nuove scoperte.

Le operazioni, condotte di concerto con la sopraintendente archeologica Franca Maselli Scotti, hanno consentito la pulizia e il rilievo di due porticcioli sommersi, uno lungo il costone sud-occidentale di Punta Sottile (noto già dagli anni Ottanta), l’altro nel settore settentrionale, sempre di Punta Sottile (struttura solo recentemente individuata da Stavros Frenopoulos della Società di studi Nettuno). Successivamente è stato aperto un cantiere archeosub anche a Stramare, con la pulizia e il rilievo di tutte le strutture visibili.

Ma è stato il primo molo di Punta Sottile a dare le maggiori soddisfazioni: nel corso delle ricerche sono stati rinvenuti alcuni reperti, tra cui frammenti di anfore di produzione istriana per il trasporto dell’olio, ceramica fine da mensa proveniente dalle officine dell’Italia settentrionale, pentole e olle, il tutto risalente al I secolo d.C. Si tratta dei primi reperti di epoca romana scoperti durante ricerche attuate con le tecniche moderne dell’archeologia subacquea nella provincia di Trieste. Le segnalazioni sulla “Tergeste sommersa” infatti sono numerose e risalgono anche ai primi del Novecento, ma mai prima erano state esplorate in modo scientifico e sistematico con una campagna mirata. Che a Trieste, per altro, segna la prima tappa verso la creazione di un Centro di formazione per l’archeologia subacquea.

E i resti romani studiati a Muggia sono solo una parte dell’antica città sommersa: gli archeologi subacquei adesso dovranno esplorare ancora i fondali delle Foci del Timavo, di Sistiana, di Canovella de Zoppoli, Santa Croce, Grignano, Cedas, Barcola, Broletto. Senza contare tutta la costa slovena, da Ancarano a San Simone a Sicciole.

Così, poco alla volta dal fondo del mare torna alla luce una parte di Tergeste, scomparsa quando il mare si è alzato di alcuni metri coprendo la costa e i suoi insediamenti. “La prima struttura studiata a Punta Sottile – spiega Rita Auriemma – si trova attualmente ad un centinaio di metri dalla costa; il molo vero e proprio, lungo, alla radice, undici metri e largo due e mezzo circa, spicca da una platea costituita da blocchi giustapposti, che doveva costituire la banchinatura della linea di riva antica”.

La tecnica edilizia, dice ancora l’archeologa, “è quella tipica della strutture di approdo dell’Adriatico orientale: paramenti in opera quadrata in grossi blocchi parallelepipedi di arenaria contengono un nucleo di materiale vario, talora collegato da blocchi trasversali; sono conservati due filari, messi in opera su una gettata di livellamento, pietre e cocci usati per uniformare il banco di arenili che presenta alcune e difformità”.

È qui che nel corso della pulizia per realizzare una sezione longitudinale della struttura sono stati trovati i reperti: “Frammenti di anfore di produzione istriana, adibite al trasporto di olio, ceramica fine, da mensa (sigillata), delle officine dell’Italia settentrionale, ceramica da fuoco”.

Inoltre la struttura, come le altre analoghe lungo la costa altoadriatica, secondo gli archeologi si rivela utile rilevatore dell’evoluzione geomorfologica del profilo costiero, delle variazioni, cioè, del livello del mare. “All’epoca della costruzione il livello della battigia – spiega ancora Rita Auriemma – doveva essere almeno un metro e mezzo più basso dell’attuale (il moiette doveva emergere almeno di 30 – 40 cm)”.

Nei primi anni ’80, inoltre, Carlo Vasari segnalò materiali romani nell’area elevata immediatamente prospiciente questo tratto di costa: c’erano anfore, embrici, e un frammento con sigillo. Rinvenimenti precedenti avevano interessato sepolture, sempre di età romana. È quindi probabile che là vi fosse una villa, e il piccolo molo doveva essere parte integrante della residenza.

L’altro molo – o forse era uno squero – recentemente scoperto a Nord di Punta Sottile si trova a meno di cinquanta metri dalla linea di costa. È rettangolare, largo circa due metri e mezzo e lungo più di quindici. La struttura è a circa due metri di profondità.

Fonte: Il Piccolo 03/08/2005
Autore: Pietro Spirito
Cronologia: Arch. Romana

Print Friendly, PDF & Email
Partners