SANT’ANGELO ROMANO (Roma): Museo Preistorico del territorio Tiberino-Cornicolano.

Pubblicato il : 29 Marzo 2004

E’ stato recentemente aperto al pubblico il Museo che è ospitato nella prestigiosa sede del Castello Orsini-Cesi di S. Angelo Romano (Roma).
Si può visitare il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16,30 alle 18,30, con visite guidate a cura della Sezione Cornicolana del Gruppo Archeologico Latino “Latium Vetus”.
Il Museo occupa l’intero piano terra, gran parte del piano nobile ed un torrione del castello.

Il pianterreno è articolato in 5 sale.

La prima sala presenta un campione significativo della fauna fossile proveniente dai dintorni di Cretone, riferibile a grandi mammiferi, quali ad esempio elefanti e rinoceronti, testimoni dei climi tropicali in cui l¹uomo si trovò immerso centinaia di migliaia di anni fa.

Nella seconda sala sono esposti strumenti raccolti nel territorio, relativi al Paleolitico inferiore e medio: dai primi ciottoli scheggiati alle punte e ai raschiatoi musteriani, viene delineato lo sviluppo nella tecnica del taglio della pietra da parte dei gruppi di cacciatori e raccoglitori.

Attraverso le testimonianze archeologiche territoriali, la terza sala mostra il passaggio dall’economia di sussistenza della fine del Paleolitico all’economia di produzione, caratteristica del Neolitico. Oltre ai perfezionati utensili di selce per attività specializzate della fine dell’era glaciale, sono visibili le prime forme ceramiche delle comunità neolitiche.

Il periodo Eneolitico, caratterizzato dalla comparsa della metallurgia del rame, e la successiva età del Bronzo sono illustrati nella quarta sala, dove si possono osservare materiali archeologici provenienti da scavi e rinvenimenti di superficie effettuati nel territorio.

La quinta sala è dedicata a due aree circoscritte del territorio in esame: i dintorni di Cretone, dove il passaggio di Homo erectus è attestato da ciottoli scheggiati e bifacciali, e alcune zone del territorio di Guidonia Montecelio, che hanno restituito manufatti relativi a frequentazioni umane alla fine dell’ultima glaciazione.

Il primo piano è articolato in 2 sale.

La sesta sala è dedicata all’area archeologica delle Caprine (Guidonia Montecelio). Vi sono esposti reperti databili dal Paleolitico superiore all’età del Bronzo, provenienti da indagini di superficie e dagli scavi della Soprintendenza (1991). Particolarmente rilevanti sono le cinque tombe a cremazione che dovevano far parte di un sepolcreto più esteso risalente al Bronzo finale.

La settima sala ospita interessanti reperti, soprattutto ceramici, dalla grotta dello Sventatoio, alle falde di Poggio Cesi (S. Angelo Romano), frequentata nell’antica e media età del Bronzo (II millennio a.C.). Il ritrovamento sia di resti faunistici che botanici, questi ultimi spesso contenuti nei recipienti raccolti, fanno supporre un’utilizzazione della grotta a scopo cultuale.

Sulla terrazza del torrione Sud Est è esposta la ricostruzione di una parte del paleosuolo scoperto nei pressi di Palombara Sabina nel 1997, su cui erano accumulate ossa di elefanti e di varie specie animali databili a circa mezzo milione di anni fa. In particolare sono qui riprodotte due zanne di elefante antico presso le quali si trovavano alcuni manufatti.

IL CASTELLO

Fondato nel XII secolo da Giovanni Capocci, il castello era formato in origine da un alta torre circondata da un recinto quadrangolare. Nel 1370 fu acquisito dagli Orsini che lo tennero fino al 1505 e lo ristrutturarono costruendo il palazzo sul lato Ovest e rinforzando l’intera struttura con bastioni a scarpa e quattro torri cilindriche angolari.

Nel 1594 passò ai Cesi, duchi di Acquasparta e principi di S. Angelo dal 1613. Federico II il Linceo, poiché amava soggiornare nel feudo di S. Angelo, diede un’impronta signorile all’appartamento e fece affrescare il salone principale: i dipinti sulla volta illustrano l’albero genealogico della famiglia, magnificata dalle iscrizioni e dalle immagini presenti sulle pareti.

Nel 1678 S. Angelo venne ceduto dai Cesi al principe G. Battista Borghese. Da allora cominciò la decadenza dell’edificio, utilizzato soprattutto come magazzino e modificato agli inizi del ‘900. Venduto a privati nel 1945, il castello è stato acquisito dal Comune nel 1988, restaurato e restituito al godimento della cittadinanza.

Autore: Maria Sperandio
Cronologia: Preistoria

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