ROMA: E’ stata riaperta la Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini.

Pubblicato il : 6 Agosto 2005

Un allestimento che coniuga un alto livello di scientificità con le più moderne istanze di fruizione e presenta, dal punto di vista scientifico e didattico, notevoli elementi di novità. Evento eccezionale, a completamento dei lavori strutturali intrapresi, grazie al quale la Galleria diviene ora una nuova sezione museale dedicata all’epigrafia, che va a ricostituire l’intero percorso di visita dei Musei Capitolini.

Il nuovo allestimento di epigrafi antiche, latine e greche, pertinenti alla prestigiosa collezione epigrafica dei Musei Capitolini, è situato nella Galleria di Congiunzione, la grande galleria sotterranea che unisce il Palazzo Nuovo ed il Palazzo dei Conservatori al Palazzo Senatorio. Questo grande ambiente, impreziosito dalla presenza di strutture romane, mette in comunicazione il plesso museale capitolino con il Tabularium, completato nel 78 a. C.

La Galleria di Congiunzione è un portato dei lavori diretti da Antonio Muñoz negli anni del Governatorato di Roma (1929-1944).

L’esigenza di unire i tre palazzi del colle, già avvertita tra ‘600 e ‘700, portò nel XIX e XX secolo alla costruzione di collegamenti posticci tra di essi, finché nel 1938 fu deliberata la costruzione di questa galleria, cui fece seguito la pavimentazione della piazza con la realizzazione del disegno stellare di ispirazione michelangiolesca. Durante i lavori di scavo si rinvennero imponenti strutture antiche e frammenti di decorazione architettonica ancora oggi visibili in situ.

Le pareti della Galleria di Congiunzione furono utilizzate negli anni ’50 del 1900 per alloggiare circa 1400 iscrizioni marmoree d’età romana, provenienti in parte dalle sale dell’Antiquarium del Celio, chiuso per ragioni statiche pochi anni dopo l’apertura (1929), in parte da nuove sistemazioni all’interno dei Musei Capitolini. Questo allestimento fu inaugurato nel 1957 in occasione della visita in Campidoglio degli studiosi riuniti a Roma per il III Congresso Internazionale di Epigrafia Greca e Latina.

Gravi problemi di infiltrazioni d’acqua e di umidità hanno portato nel corso degli anni ’70 del 1900 alla chiusura al pubblico della Galleria di Congiunzione ed al progressivo distacco dalle pareti delle iscrizioni, per ovviare al rischio di un processo di degrado del marmo con conseguente caduta della superficie iscritta dei reperti.

Il restauro, finalizzato alla conservazione delle epigrafi ed al loro futuro riallestimento, è iniziato nei primi anni ‘80 ed ha recentemente avuto termine.

Questo lavoro ha dato lo spunto per un progetto pilota, ideato e curato dalla Dott.ssa Daniela Velestino e interamente finanziato dall’Amministrazione: la costituzione di una Banca Dati Epigrafica, alfanumerica e digitale, creata per Internet, estesa a tutte le iscrizioni antiche della collezione dei Musei Capitolini (ben 3200).

Esito del progetto è che per la prima volta in ambito nazionale ed internazionale una struttura museale è stata dotata di un simile strumento, realizzato con l’assenso dell’Istituto Centrale del Catalogo e della Documentazione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, che ha mostrato vivo interesse per il prodotto realizzato.

Specialisti del settore, afferenti alle cattedre di Epigrafia Latina della Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e della Università della Tuscia di Viterbo, sono intervenuti per la revisione e l’immissione dei dati.

La Banca Dati, ormai quasi completa e consultabile presso la Direzione dei Musei Capitolini, in attesa di un utilizzo in rete, è stata presentata al XII Congresso Internazionale di Epigrafia Greca e Latina tenutosi a Barcellona nel 2002 ed in conferenza pubblica nel 2003 presso la sede dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma.

Il completamento del ventennale lavoro di restauro e la costituzione della Banca Dati hanno costituito la base per l’elaborazione e l’attuazione di un nuovo progetto di allestimento delle iscrizioni, curato dalla Dott.ssa Velestino, da tempo conservate in depositi comunali di diversa dislocazione.

Interventi strutturali finalizzati al risanamento ambientale della Galleria hanno consentito nel 2000, nell’ambito del generale progetto di ristrutturazione dei Musei Capitolini, di reintegrare gli ambienti della Galleria nel percorso museale, in attesa del nuovo riallestimento che ora presentiamo.

Nell’allestimento degli anni ’50 le iscrizioni erano per lo più cementate sulle pareti delle scale che scendono in Galleria e molte a notevole altezza; di conseguenza si percorrevano le scale restando impressionati dalla quantità e dal fascino del reperto antico, ma non c’era alcuna possibilità di comprensione dei testi, mancando per di più qualsiasi ausilio didattico.

Il nuovo allestimento coniuga un alto livello di scientificità con le più moderne istanze di fruizione.

Il testo antico presenta certo problemi di approccio più complessi rispetto alle opere scultoree o pittoriche: manca il valore estetico ed è difficile comprendere la testimonianza scritta ed il suo significato.

Per tali ragioni la comunicazione delle informazioni nel nuovo percorso è stata strutturata su tre livelli, che forniscono una conoscenza progressivamente più specifica:

la didascalia – tramite la trascrizione del testo antico, la traduzione italiana ed inglese consente la comprensione del testo iscritto,
i pannelli – spiegano gli insiemi costituiti nei settori dell’esposizione,
una postazione informatica – è l’elemento più specialistico, contiene notizie sulla sede espositiva, sull’allestimento, la banca dati e soprattutto consente di visualizzare tutte le 1400 iscrizioni che erano collocate in precedenza nella Galleria, con le immagini ed i dati più rilevanti ad esse relativi.

La postazione informatica, una sorta di recupero del materiale in deposito, utilizza i dati immessi nella Banca Dati Epigrafica e costituisce un elemento di rilevante novità, unico nel panorama attuale degli allestimenti di materiale epigrafico.

Altra peculiarità innovativa di questo allestimento è la creazione di uno specifico percorso per i portatori di handicap visivo, realizzato dalla curatrice dell’allestimento in collaborazione con l’Associazione Museum. Per la prima volta a livello internazionale sarà possibile la lettura tattile di testi antichi, guidata da pannelli e da un volume in braille corredato da audiocassetta. E’ stato realizzato inoltre un modello del Palazzo Senatorio e del Tabularium con le caratteristiche necessarie alla percezione tattile.

Va segnalata da ultima, e non è certo l’aspetto meno affascinante per i fruitori, un’altra iniziativa pilota, curata da Giuseppe Sommella e realizzata con il contributo di Zètema Progetto Cultura: è stato studiato un commento musicale che “cattura” il visitatore in prossimità dell’inizio del percorso e lo accompagna, con melodie diversificate, fino al termine del tragitto, il magnifico affaccio sul Foro Romano.

Info:

Apertura ordinaria
Ingresso e biglietteria: via di San Pietro in Carcere
Orario: dal martedì alla domenica 9.00 – 20.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: intero € 3,10 ridotto € 1,60
Il biglietto di ingresso al Tabularium non dà diritto all’ingresso ai Musei Capitolini, mentre il biglietto dei Musei Capitolini consente di visitare anche il Tabularium e la Galleria di Congiunzione.

Apertura straordinaria con visita guidata
Ingresso e biglietteria: via di San Pietro in Carcere
Orario: il martedì e il giovedì, dal 19 luglio al 30 settembre 2005 ore 21
Modalità: le visite saranno 2, effettuate contemporaneamente per un max di 25 persone a gruppo, totale di 50 persone a sera.
Biglietti: ingresso+visita guidata € 8,00
Prenotazione consigliata al numero 06 39967800; a conclusione della visita sarà offerto un aperitivo a tutti i partecipanti.

Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura: Patrizia Bracci tel 06 82077337-305 349 4287675, e-mail: p.bracci@zetema.it , url: http://www.zetema.it La Banca Dati Epigrafica dei Musei Capitolini: scientificità e pubblica fruizione.

L’appalto pubblico per il completamento del restauro delle epigrafi della Galleria Lapidaria ha fornito l’occasione per la progettazione e la realizzazione di una Banca Dati Epigrafica che ha preso le mosse dalla necessità di poter riunire le informazioni acquisite nel tempo sui pezzi restaurati.

La redazione del software, dal punto di vista informatico, è stata affidata alla ditta Marcello Magi Spinetti di Roma ed il data entry ad epigrafisti afferenti alle Università “La Sapienza” di Roma ed alla “Università della Tuscia” di Viterbo.

Terminata l’acquisizione dei dati relativi alla Galleria, si sta procedendo per giungere a coprire le iscrizioni di tutto il Museo; attualmente sono state digitalizzate le immagini relative all’intera collezione epigrafica capitolina (circa 3200 iscrizioni) ed inseriti i dati relativi a 2300 testi epigrafici.

Perché scegliere di costituire un software ex novo quando tutti coloro che lavorano nel settore informatico raccomandano di ridurre al minimo la varietà dei programmi di gestione dei dati, sia per ragioni di omogeneizzazione dei dati stessi sia per evitare che l’alta specificità dei programmi li renda ben presto obsoleti, e quindi inutilizzabili?

In primo luogo per il fatto che l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, a cui, di legge, è indispensabile rapportarsi, non dispone a tutt’oggi di un modello di scheda informatizzata per il materiale epigrafico.

Né potevano essere mutuati i modelli di schedatura adottati dalle maggiori strutture museali romane, il Museo Nazionale Romano ed i Musei Vaticani, perché facenti capo a prodotti informatici redatti in ambito universitario, e di conseguenza meno vincolati a degli standard di natura generale in materia di catalogazione nazionale dei beni culturali.

Le banche dati fruibili via Internet, realizzate da diverse istituzioni italiane e straniere, sono strutturate essenzialmente sulla ricerca testuale o sulla presentazione on line di fonti bibliografiche o notiziari di attività relativi al settore epigrafico, differenziandosi, come obiettivo, da quello ritengo debba essere proprio di un Museo: quello di disporre di uno strumento semplice ma versatile, utilizzabile a diversi livelli e da diverso tipo di “pubblico”.

Con l’assenso dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, si è sviluppata questa applicazione per l’archiviazione e la ricerca dei dati, che si compone di due parti:

– sistema di acquisizione: le funzioni di base permettono immissione, ritrovamento, modifica e cancellazione delle singole schede; altre funzioni consentono operazioni di lista, report, esportazione e salvataggio di parte o della totalità delle schede acquisite;
– sistema di interrogazione: in linea con le caratteristiche del sistema di acquisizione è sviluppato per l’interrogazione e la presentazione dei dati immessi. Le funzioni di base attivano interrogazioni relative al contenuto di tutti i campi della scheda e rendono possibile la presentazione dei risultati testuali e grafici in diversi formati.

L’intero sistema è sviluppato in tecnologia HTML per ambiente MS Windows Server con IIS (Internet Information Service) versione 4 o superiore. Esso è in grado di operare anche su MS PWS (Personal Web Server) o in rete locale. Questo assicura un’amplissima compatibilità di ambiente. Nello sviluppo sono stati adottati Scripts Java, Scripts Visual Basic e pagine ASP (Active Server Pages) per la creazione ed il mantenimento di una base dati di tipo MS Access. Operativamente il lavoro si svolge in rete utilizzando un qualsiasi browser Internet.

Le immagini fotografiche mostrate, sia nella fase di acquisizione sia in quella di interrogazione, costituiscono un file a parte, consultabile per lo scorrimento, anche rapido, di tutte le immagini, o per il richiamo di ognuna di esse, con la possibilità di trascinamento verticale, rotazione ed ingrandimento. L’acquisizione della documentazione di base è stata realizzata in conformità alle regole dettate dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Ogni epigrafe è stata inserita in due diversi formati, con specifiche qualitative corrispondenti al livello B (immagini di media risoluzione spaziale, destinate essenzialmente alla normale consultazione e a corredo di tutte le tipologie di schede) e C (immagini da utilizzare per la rappresentazione schematica su schermo, ricavabili riducendo via software le immagini dei livelli precedenti) della suddetta normativa. Per il livello B si è ottenuta un’immagine di 710×710 pixel in formato compresso JPEG, con qualità di compressione alta (80/100), alla risoluzione di 300 punti per pollice, per il formato C l’immagine è stata ridotta a 120×120 pixel.

Daniela Celestino

(Testo tratto dall’articolo D.Velestino, Musei Capitolini: una banca dati epigrafica tra scientificità, servizio museale e pubblica fruizione, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, 102, 2001, pp.251-260).

Il nuovo allestimento

Il nuovo allestimento della Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini nasce dall’analisi delle circa 1400 iscrizioni antiche, latine e greche, che facevano parte del vecchio allestimento della Galleria di Congiunzione, realizzato negli anni ’50 del secolo scorso, cui sono stati aggiunti quei reperti della collezione capitolina utili ad integrare la illustrazione delle tematiche scelte.

Si sono costituiti 10 settori d’esposizione (compresa la Base dei Vicomagistri, che rappresenta le dediche poste agli imperatori), che descrivono alcuni aspetti della vita sociale e privata dei Romani.

Le iscrizioni non sono state suddivise secondo le usuali categorie di classificazione utilizzate in epigrafia, (ad es. iscrizioni sepolcrali, iscrizioni sacre…), ma pur appartenendo ad una medesima “categoria” i testi appaiono in settori diversi in relazione alle indicazioni che i testi stessi possono fornire. Questo implica ad esempio che le epigrafi, pur essendo in maggioranza di natura sepolcrale, siano state utilizzate per illustrare una professione, un corpo militare, una caratteristica delle aree sepolcrali o elementi della legislazione ad esse relativi.

Daniela Celestino

Allestimento Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini

Lo spazio espositivo della c.d. Galleria di Congiunzione si presentava di difficile risoluzione architettonica, per diverse motivazioni: l’illuminazione insufficiente che non metteva in evidenza le strutture archeologiche preesistenti, sottolineava la frammentarietà dei reperti esposti e la inadeguata altezza della volta rispetto all’ambiente.

Attraverso la tinteggiatura della volta in un colore scuro e l’illuminazione mirata, si è voluto porre l’accento sugli oggetti esposti, sulle sostruzioni architettoniche e sulle pareti in mattoncini della Galleria, realizzando un’atmosfera più raccolta e più intima.

Il supporto espositivo costituito da un grande bancone continuo, è caratterizzato da due piani, uno orizzontale su cui sono collocate le lastre e le are di maggior spessore e uno inclinato per quelle più sottili. Un elemento parallelo al bancone contiene sia l’illuminazione radente per i reperti esposti che le didascalie montate su policarbonato illuminato. Due velari sospesi dalla volta, realizzati in acciaio ramato, nascondono due impianti di illuminazione; il primo evidenzia alcune delle opere esposte, mentre il secondo, realizzato con lampade di Wood, pone l’accento sulle lettere applicate alla volta.

La soluzione adottata per la volta, che richiama un cielo stellato, vuole creare nel visitatore l’illusione di trovarsi in un’antica via consolare, limitata su entrambi i lati da monumenti funerari. Nel cielo, che presenta la raffigurazione schematizzata delle dodici costellazioni, sono state posizionate, al posto delle stelle, alcune lettere dell’alfabeto greco e latino.

arch. Francesco Stefanori, arch. Andrea Pesce Delfino

Pannello introduttivo al percorso

Galleria Lapidaria

Le iscrizioni qui esposte appartengono in prevalenza all’allestimento della Galleria Lapidaria degli anni ’50 del 1900. Sono state aggiunte altre epigrafi della collezione capitolina per completare la illustrazione delle tematiche scelte, relative ad alcuni aspetti della vita sociale e privata del mondo romano.

Il documento iscritto assume un alto valore testimoniale, che va sempre rapportato al preciso momento storico in cui viene realizzato. L’epigrafe, che rivela spesso attenta cura per la sua impaginazione e per la leggibilità dei caratteri, nasce per essere esposta, frequentemente in spazi aperti. Ad essa è attribuito nella società antica un valore di comunicazione talmente rilevante e multiforme da motivare il nostro impegno per la sua conservazione ed interpretazione, attraverso le quali è possibile restituire a questi reperti l’antico significato.

Pannello postazione informatica

Questa postazione informatica contiene notizie sulla costruzione, negli anni ’40 del secolo scorso, della galleria in cui ci troviamo, nota con il nome di “Galleria di Congiunzione”, sull’allestimento del materiale epigrafico realizzato al suo interno negli anni ’50, sui criteri del nuovo allestimento e sulla Banca Dati Epigrafica computerizzata dei Musei Capitolini.

È possibile visualizzare le immagini sia delle iscrizioni esposte sia di quelle che facevano parte del vecchio allestimento. Ogni immagine richiama una scheda con i dati relativi al reperto, compresa la trascrizione del testo antico con la traduzione italiana ed inglese (quest’ultima solo per i pezzi esposti).

Pannello settore linguaggi

I linguaggi

Nella collezione epigrafica capitolina troviamo testimonianza dell’uso di linguaggi differenti all’interno dell’impero romano.

L’estendersi del potere di Roma a territori di usi e costumi eterogenei aveva portato alla assimilazione dei linguaggi parlati in quelle terre. L’interesse dello stato romano era di far giungere le informazioni al maggior numero di persone possibile, per questo esso non osteggiò le lingue parlate dalle popolazioni conquistate, ma al contrario permise che nei testi iscritti i linguaggi stranieri venissero affiancati alla lingua ufficiale dello Stato: il latino.

Particolare è l’uso della lingua greca, idioma delle regioni orientali, che fu sempre considerata la seconda lingua dell’impero. Un esempio assai noto del bilinguismo greco-latino è un atto ufficiale, una deliberazione del Senato del 78 a.C. (senatus consultum de Asclepiade) riguardante personaggi vissuti nelle province dell’ Asia e della Macedonia, inciso su una tavola bronzea conservata nella Sala delle Colombe del Palazzo Nuovo. Il testo è in latino seguito dalla relativa traduzione in greco.

Esempi di tale bilinguismo in questo allestimento, relativi ad iscrizioni sepolcrali, sono l’iscrizione del sepolcro di Lucius Vettenius Musa Campestre (Tabularium, NCE 3030) e le stele di Licinia Selene e di Aelios Melitinos (Il sepolcro, NCE 114 e 172).

Sempre nel settore relativo al sepolcro si segnala anche la presenza di greco e semitico in una lastra proveniente dalla catacomba ebraica di Monteverde (NCE 2771).

In questa sezione si mostrano iscrizioni sepolcrali e votive di personaggi vissuti a Roma ma originari di Palmira, città situata nella provincia della Siria, nelle quali la lingua palmirena si affianca al latino ed al greco.

Reperti particolari, di cui esistono pochi altri esemplari a Roma, ragione per la quale si è ritenuto opportuno mostrarli in questo ambito, sono i quattro capitelli ed il frammento di colonna di età imperiale riutilizzati nel Cimitero Giudaico di Trastevere. Situato presso Porta Portese e noto con il nome di Campus Iudeorum, fu il luogo di sepoltura dei cittadini di religione ebraica dall’inizio del Medioevo fino al 1645, anno in cui il papa Innocenzo X, costatata la insufficienza di spazio e le condizioni di degrado del cimitero, concesse un nuovo luogo di sepoltura sull’Aventino.

I reperti antichi, rilavorati per essere probabilmente infissi nel terreno, mostrano epitaffi in lingua ebraica datati tra il 1560 ed il 1576.

Pannello settore culto

Il culto

Queste iscrizioni costituiscono degli esempi di devozione alla divinità: dall’ offerta al dio venerato, fatta anche a seguito di un sogno, agli ex voto in lingua latina e greca. Particolari le dediche di “itus et reditus” (andata e ritorno), relative al buon esito di un viaggio, e le iscrizioni riferibili ai bidentalia, i luoghi colpiti da un fulmine. Considerati funesti, questi venivano recintati ed in essi si nascondeva sottoterra una pietra come simbolo del fulmine caduto. Il sacrificio di una pecora (bidens), il cui nome latino allude probabilmente alla caratteristica del maggiore sviluppo di due denti, completava il rito purificatorio.

Pannello settore gioco

Il gioco

Nella società romana, per i giochi da tavolo venivano usati piani portatili denominati tabulae lusoriae (tavole da gioco, scacchiere). Gli esemplari più economici erano in legno, quelli più pregiati in bronzo, marmo, come quelli che qui mostriamo, pietre semipreziose e legni intarsiati. Molte tabulae lusoriae furono inoltre incise sulla pavimentazione di edifici pubblici e sono tuttora visibili.

I giochi più comuni erano il filetto, il gioco delle fossette, il gioco delle dodici linee (duodecim scripta), il ludus latrunculorum (gioco dei soldati o mercenari), un complesso gioco di guerra, simile al moderno gioco degli scacchi, e giochi di composizione di lettere, come questo detto “dei Reges”.

Pannello settore viabilità e acquedotti

Viabilità e acquedotti

I tre testi epigrafici appartengono a quella categoria di iscrizioni che individuano percorsi che possono essere connessi a tracciati viari o di acquedotti.

Il testo più antico è un esempio di cippo itinerario che indica la presenza ed il percorso di una strada privata (iter privatum).

Il miliario della via Prenestina, invece, è un esempio dello stesso tipo di cippo, ma posto su una grande arteria pubblica, una delle vie consolari, per indicare al passante la strada percorsa, espressa in miglia.

I cippi di acquedotti, che si trovano essenzialmente a Roma e nelle vicinanze, erano fabbricati in serie e lungo il tracciato apparivano contraddistinti da un numero progressivo. La loro disposizione fu curata a partire dall’età augustea dall’ufficio del curator aquarum, a cui era affidata la tutela degli acquedotti e della distribuzione delle acque, mentre la concessione dell’uso dell’acqua ai privati era prerogativa dell’imperatore.

Pannello epigrafi onorarie

L’aristocrazia romana

In epigrafia, le iscrizioni incise sulle due basi di statua vengono definite onorarie, concepite cioè come dedica ad un personaggio.

Entrambi i testi mostrano che l’esaltazione dell’operato del destinatario della dedica si attua attraverso l’intero cursus honorum, l’elenco degli incarichi pubblici ricoperti, a cui si aggiungono le qualità personali dei due leader politici: Quinto Aurelio Simmaco e Virio Nicomaco Flaviano, tra i più noti esponenti della aristocrazia romana del IV secolo d.C. Le famiglie dei Simmaci e Nicomachi furono a Roma le più rappresentative di quella parte della classe senatoria legata alla difesa degli antichi valori della tradizione romana e del paganesimo, in un periodo in cui il Cristianesimo si avviava ad avere, con l’imperatore Costantino, la sua maggiore affermazione.

Il rinvenimento delle due basi presso l’Ospedale Militare del Celio ha contribuito ad avvalorare l’ipotesi della localizzazione della residenza delle due famiglie sul colle, oggi confermata dagli scavi archeologici condotti nell’area.

Pannello strutture romane

Le strutture romane

Durante i lavori, tra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’40 del 1900, per la realizzazione di questa galleria creata per congiungere i palazzi Capitolini, avvennero rilevanti scoperte archeologiche.

Si evidenziò come l’area della Piazza del Campidoglio fosse il risultato di un consistente interro, formatosi durante il Medioevo a riempimento della valle compresa tra le due sommità del colle, Arx (localizzabile in corrispondenza del complesso dell’Ara Coeli) e Capitolium (area del tempio di Giove Capitolino), nota dalle fonti storiche e letterarie come Asylum, ma individuata anche dal toponimo “inter duos lucos” (tra i due boschi).

In età antica attraversava la valle una strada proveniente dal versante occidentale del Campidoglio, il cui tracciato è qui evidenziato sul pavimento, che giungeva con andamento rettilineo fino all’altezza della facciata dell’attuale Palazzo Senatorio, dove probabilmente si collegava alla viabilità proveniente dal Foro Romano.

Allineate sul percorso stradale si rinvennero consistenti strutture in opera laterizia, con fronti caratterizzate da pilastri in blocchi di pietra sormontati da mensole, ritenute pertinenti ad abitazioni (insulae), con botteghe poste lungo la strada. Il complesso monumentale si ritiene realizzato fra la fine del I e gli inizi del II secolo d. C., in un’epoca successiva agli incendi del 69 d.C. e dell’80 d. C. che devastarono il Campidoglio, e contemporaneamente alla costruzione degli altri complessi abitativi che si estendevano lungo le pendici del colle.

Le strutture in laterizio risultarono addossate a grossi muri in blocchi di tufo di Fidene, che dovevano avere funzione di sostruzione e di terrazzamento di Capitolium ed Arx.

Durante i lavori di scavo della galleria si rinvennero alcuni frammenti di grandi colonne scanalate, tagliati per un riuso o per essere ridotti in calce, due grandi mensole ed un capitello dorico pertinente ad un ordine architettonico di grandi proporzioni, tutti visibili presso le strutture murarie.

Pannelli settore mestieri

Professioni e mestieri

La sezione inizia con gli apparitores di magistrati (personale subalterno loro assegnato), un littore (lictor) ed un messo consolare (viator consularis); un servo pubblico era invece addetto a funzioni rituali nell’ambito di un collegio sacerdotale. Seguono esponenti dell’amministrazione imperiale; alcuni rivestono mansioni legate alla gestione finanziaria, quali un responsabile dell’ufficio per la riscossione delle tasse sulle importazioni ad Alessandria d’Egitto (procurator ad anabolicum Alexandriae) e dell’ufficio per la riscossione della tassa sulla legalizzazione dei documenti (ad rationem chartariam), o un archivista impiegato in un ufficio pubblico che potremmo paragonare all’odierno ufficio del catasto (tabularius mensorum aedificiorum). Tra le mansioni connesse al palazzo dell’imperatore ricordiamo un addetto al controllo degli atti (contrascriptor), il curatore del patrimonio dell’imperatore (procurator patrimonii Caesaris) ed un archivista contabile (tabularius castrensis). Molte sono le testimonianze di professioni private, di commercianti e di artigiani: dal progettista e costruttore navale (architectus et faber navalis) all’intagliatore di gemme (sculptor gemmarius) o il fabbricante di corone di fiori che aveva il suo negozio sulla via Sacra nel Foro Romano (coronarius de Sacra via). Non mancano le attività professionali che già nella società romana godevano di alto prestigio (honestae), come quelle del medico (medicus) e dell’oculista (medicus ocularius). Da ultimo appare il mondo del circo e dell’anfiteatro, con le iscrizioni degli aurighi delle fazioni verde (cursor factionis prasinae) ed azzurra (agitator factionis venetae) e la stele di Anicetus, gladiatore armato di spada e specializzato nell’attacco (provocator spatharius).

Pannelli iscrizioni sepolcrali

Il sepolcro

Primo pannello
Il primo gruppo di reperti illustra diverse forme di monumenti connessi al sepolcro: dalla semplice lastrina posta sulle pareti di un colombario (camera sepolcrale le cui pareti sono cosparse di nicchie per le olle cinerarie) alle stele, dei segnacoli infissi nel terreno per evidenziare la tomba, fissate mediante un palo stabilizzatore inserito in un foro o su una base di sostegno, o anche utilizzate a parete nelle camere sepolcrali. Cinerari ed are ossario contenevano i resti del defunto cremato. Sulla facciata del monumento sepolcrale una iscrizione (titulus maior) ne indicava la proprietà, mentre le mense sepolcrali, lastre forate in modo da poter versare le libagioni durante i riti funebri, erano poste all’interno.

Di rilevante valore artistico il cinerario a forma di edicola con i ritratti dei defunti.

Secondo pannello
Interessanti informazioni giungono da questi testi epigrafici sulle caratteristiche delle aree sepolcrali. Sono presenti giardini (cepotaphii) ed edifici all’interno di esse ed è consuetudine delimitare il proprio terreno con cippi su cui si leggono le misure espresse in piedi ( 1 piede romano è pari a circa cm. 30) del fronte stradale (in fronte) e del lato verso la campagna (in agro), talvolta anche dell’area stessa (in quadrato).

Le camere sepolcrali appaiono con le pareti ricoperte dalle nicchie per le olle cinerarie, situate anche sul pavimento, dove sono alloggiate le mense per le libagioni.

I monumenti funerari potevano essere realizzati per volontà testamentaria (testamento), a cura dei propri eredi o tramite collegi funeratizi. Il proprietario stabiliva chi potesse essere seppellito all’interno del sepolcro, ed erano previste multe per i trasgressori (per il sepolcro di Aelius Saturninus la multa è di 30 sesterzi).

Norme giuridiche tutelavano l’area sepolcrale. Era considerato sacrilego scavare presso una tomba e danneggiare in qualsiasi modo le olle contenute all’interno delle camere sepolcrali.

Nell’epigrafia funeraria colpiscono per le immagini poetiche i testi scritti in versi (carmina), che mostriamo in lingua latina e greca.

Terzo pannello
Dalla catacomba ebraica di Monteverde presso la via Portuense provengono un rilievo con i simboli del culto ebraico e l’epitaffio di Ammias, morta a ben 85 anni, che accanto al testo latino conserva la formula “in pace” scritta nella sua lingua d’origine.

Tra i testi cristiani, databili tra III e VI secolo d.C., un’iscrizione ricorda l’acquisto di una tomba a due posti (locus bisomus), i fossori, addetti alla realizzazione ed alla vendita delle sepolture nelle catacombe, e il prezzo pagato. Altre epigrafi conservano raffigurazioni legate al culto o anche oggetti di uso quotidiano. La sacralità della tomba trova un’espressione molto incisiva nell’epitaffio di Gemmala, in cui si invoca per chi osi violare il sepolcro la stessa sorte di Giuda.

Pannelli settore epigrafi relative ai militari

Militari

Primo pannello
Le due grandi basi dedicate dalla V coorte dei vigili, che aveva la propria sede presso la chiesa di S. Maria in Domnica sul Celio, forniscono informazioni sull’organizzazione di questo corpo.

Comandati da un prefetto, i vigili svolgevano funzioni di polizia urbana notturna, comprese le attività di sorveglianza dai furti di ladri e scassinatori e di repressione degli incendi. Il corpo era composto in gran parte da liberti (schiavi liberati) suddivisi in sette coorti, ciascuna di 1000 uomini.

Il corpo di guardia prendeva il nome di excubitorium, e ne esisteva uno per ogni regione urbana, la caserma invece era denominata statio.

La stele funeraria di Lucius Monneius Secundus offre un’ immagine di un componente di questo corpo militare, ed è dedicata da un soldato delle coorti urbane, create da Augusto con compiti di polizia diurna. Guidate da un prefetto di rango senatorio, erano alloggiate nel Castro Pretorio, insieme ai pretoriani. Solo con Aureliano (270-275 d.C.) gli urbaniciani ebbero una caserma propria nel Campo Marzio.

La stele di Lucius Nonius Martialis ci riporta ad un altro corpo militare operante a Roma, quello degli statores Augusti, composto da due centurie assegnate al prefetto del pretorio, che avevano funzioni di polizia e vigilanza, legate in particolar modo agli arresti. Gli statores costituivano quindi una sorta di polizia giudiziaria.

Al termine del servizio di leva il soldato romano diveniva un veteranus, come si legge nella dedica incisa da Aurelius Dolatra sull’abaco di un capitello, mentre evocatus era il militare, generalmente un pretoriano, che dopo il normale servizio di leva ricopriva incarichi per lo più amministrativi.

Secondo pannello
Le tre stele di Rufus, Fronto e Vitalianus, databili tra il II ed il III d. C., si riferiscono al corpo dei pretoriani, istituito da Augusto come guardia ufficiale dell’imperatore e sciolto da Costantino (IV sec. d.C.) per aver appoggiato Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio. Era comandato da un prefetto di ordine equestre e composto da nove coorti, ciascuna di uomini scelti dalle legioni, delle quali tre stazionavano a Roma e le altre in Italia. Tiberio riunì tutte le coorti a Roma in un’unica caserma (Castro Pretorio), costruita appositamente tra la vie Nomentana e Tiburtina.

Le dediche agli dei patrii, come la grande base che ricorda il contributo di venti denari ed un quadrante di bronzo versato da ciascun soldato per l’offerta alla divinità, provengono dall’Esquilino e testimoniano l’esistenza nel III secolo d.C. di un luogo di culto legato a questo corpo militare.

Il prefetto del pretorio era a capo di un altro corpo militare, gli equites singulares, la guardia scelta a cavallo dell’imperatore, istituita da Traiano o forse già dai Flavi, in sostituzione dei corporis custodes e sciolta da Costantino sempre per aver parteggiato per Massenzio. Conosciamo due loro caserme, una più antica presso via Tasso e l’altra della fine del II secolo presso il Laterano; il loro sepolcreto si trovava sull’odierna via Casilina, nel luogo dove è situata la Catacomba di Marcellino e Pietro.

Singolare è poi l’ara del cavaliere Quintus Sulpicius Celsus, che ci fornisce un esempio di cursus honorum (elenco degli incarichi) equestre, e cita una delle prefetture alle quali i cavalieri potevano accedere, quella del Genio Militare.

Terzo pannello
Il coperchio del cinerario di Marcus Iulius Saturninus e l’iscrizione sepolcrale di Alagria Ingenua e dei suoi figli ricordano due centurioni di legione.

Le legioni, designate con un numero e con un nome, contavano 5000 uomini, essenzialmente fanti, organizzati in 10 coorti. Esse erano affiancate dalle turme della cavalleria legionaria, comandata da centurioni, e da un’unità che aveva la funzione di assistenza: gli ausiliari, costituiti da 500 o 1000 uomini.

La nascita di una marina militare romana permanente fu opera di Augusto, dopo la vittoria di Azio nel 31 a.C. L’imperatore istallò le navi in Italia a Capo Miseno e a Ravenna, per controllare i mari Tirreno ed Adriatico. Sicuramente sotto l’imperatore Domiziano, queste due flotte ricevettero l’epiteto di “praetoria”. Altre flotte erano stanziate sui mari periferici e sui grandi fiumi. Il comando della flotta era affidato di norma ad un prefetto di ordine equestre.

Daniela Celestino

Musei in Musica

Il binomio Musica – Immagine da sempre utilizzato in numerose espressioni artistiche, grazie alla potenzialità della musica come forza aggregante di conoscenza e di emozioni non è stato finora utilizzato in maniera approfondita in ambito museale.

L’esperienza di visita di un grande ma anche di un piccolo Museo è quella di una non accoglienza, in spazi talvolta ostili o comunque estranei nei quali “galleggiano” opere straordinarie ma slegate e spesso lontane dal mondo emozionale del visitatore.

Avendo provato più volte questa sensazione mi sono chiesto come sarebbero cambiati gli spazi museali con l’introduzione di musiche appositamente studiate per ciascuno di essi ed ho avuto subito l’dea di una nuova dimensione e di un rapporto diverso poiché la musica non è solo una forma di comunicazione antica ma un vero e proprio vettore di emozioni che interagiscono direttamente sull’individuo.

Da queste considerazioni è nata l’idea di un progetto finalizzato alla creazione di una colonna sonora specifica per le singole realtà museali, in grado di diventare per esse una sorta di “elemento di identificazione”.

La realizzazione di un programma così innovativo e ambizioso, che richiede investimenti adeguati ma prefigura anche ritorni economici interessanti, non può prescindere dal coinvolgimento di un network prestigioso in grado di assicurare, nel tempo, la realizzazione e la promozione di una apposita collana che raccolga le colonne sonore specifiche di ciascun Museo.

In questo primo momento di ideazione si è colta l’occasione del riallestimento di un piccolo settore del percorso museale capitolino, che comprende una parte significativa delle raccolte epigrafiche per attuare una fase di sperimentazione.

Negli spazi espositivi del Tabularium e della “Galleria di Congiunzione” è stato predisposto, in collaborazione con la società Zétema, un impianto fonico per la diffusione di brani di musica Chill Out, “tanto difficile da definire, quanto meravigliosa da ascoltare” opportunamente selezionati tra quelli disponibili in commercio, in attesa che si creino le condizioni necessarie per la composizione di colonne sonore dedicate che consentano di passare dalla fase sperimentale alla fase di progettazione generale.

In tale ambito la colonna musicale creata per il complesso museale Capitolino dovrebbe diventare il progetto pilota dell’intera collana ed essere utilizzata per il DVD di prossima realizzazione, relativo al Campidoglio e alle sue collezioni.

Ausili didattici per portatori di handicap visivo

Nel nuovo allestimento della Galleria Lapidaria Capitolina, che interessa gli ambienti della Galleria di Congiunzione e del Tabularium, la curatrice Daniela Velestino ha inteso dare particolare rilievo all’apparato didattico, al fine di rendere fruibile da parte di diversi tipi di pubblico un materiale archeologico, come quello epigrafico, di non facile approccio e comprensione.

In quest’ottica, la curatrice ha ideato e realizzato, in collaborazione con l’Associazione Museum, un percorso speciale dedicato ai portatori di handicap visivo, interamente finanziato dall’Amministrazione Comunale, che costituisce un’esperienza pilota nel settore (non si era mai tentata prima la lettura di un testo epigrafico per i non vedenti).

Nello specifico gli ipovedenti ed i non vedenti potranno disporre gratuitamente di un libro guida in braille, corredato da un CD completo di lettore, che illustra il percorso di visita nelle linee generali e si sofferma a spiegare i due reperti scelti per la lettura tattile: la Base dei Vicomagistri – documento tra i più rappresentativi della collezione epigrafica capitolina, che per le grandi dimensioni consente un facile apprezzamento dell’incisione scrittoria antica – ed una edicola funeraria con ritratti, rilevante per la lettura degli elementi scultorei, che spesso sono parte integrante del documento epigrafico.

La comprensione dei due reperti suddetti si giova anche di pannelli in plexiglass, con disegni in rilievo e scritte in braille, posti accanto ai reperti stessi. A questi si aggiunge un terzo pannello, denominato “Affaccio sul Foro” e situato nella Galleria del Tabularium alla fine del percorso espositivo, mediante il quale si è cercato di trasmettere il senso di grande spazialità dell’affaccio, delineando le planimetrie dei monumenti antichi più significativi per l’identificazione e la delimitazione dell’area antistante.

Completa la visita un particolare modello in resina del Palazzo Senatorio, riprodotto fedelmente nella sua fase ottocentesca, posto nel Tabularium. Il modellino è stato costruito per essere contenuto nelle braccia di un non vedente (h. cm.70; l. cm 50), onde favorire il suo metodo di lettura. Tagliato alla base, permette l’esplorazione del piano di percorrenza del Tabularium, con le strutture antiche esistenti a quel livello. Il piano d’appoggio del modellino prevede una tavola estraibile con un’ampia legenda esplicativa.

Mail: p.bracci@zetema.it
Fonte: Zètema
Cronologia: Arch. Romana
Link: http://www.zetema.it

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