POMPEI (Na). In un dossier l’ultimatum Unesco.

Pubblicato il : 30 Giugno 2013

Il cartellino per ora è arancione e non rosso. Forse perché la commissione dell’Unesco riunitasi nei giorni scorsi in Cambogia ha voluto essere «buonista» e concedere ancora un barlume di speranza. In fondo bisogna vedere cosa succederà nei prossimi due anni con il grande progetto Pompei. Oltre 105 milioni di euro che devono essere spesi in restauri e consolidamenti. Ma bisogna fare presto e la relazione degli ispettori dell’Unesco che hanno visitato l’area archeologica più volte tra il dicembre 2012 e il febbraio 2013, non lascia dubbi. Può essere letta facilmente sul sito dell’organizzazione che sovraintende e tutela i siti culturali e monumentali del mondo. Ogni pagina sembra essere uno schiaffo alla gestione passata della città avuta in eredità dagli antichi romani e dal Vesuvio.
ATTESA – Uno dei passaggi del documento: «La missione di monitoraggio ha evidenziato che parti dell’area sono a rischio degrado e che i prossimi due anni saranno cruciali per dimostrare l’efficacia delle iniziative in corso». Per questo il comitato ritiene di dover aspettare. Infatti «Non è consigliabile, al momento, come suggerito al Comitato del Patrimonio Mondiale di prendere in considerazione la possibilità di iscrivere il sito archeologico nella lista del patrimonio mondiale in pericolo, come richiesto dal Comitato nella sua decisione 35 Com 7B. 96.». Lasciamo i riferimenti burocratici per sottolineare come vi siano state relazioni che avevano consigliato di mettere Pompei nella lista nera dei monumenti in pericolo per dare uno scossone all’Italia e al Mibac. Ma l’Unesco preferisce mantenere, per il momento, solo le ispezioni. Pronto ad intervenire appena dovesse essercene bisogno.
«Il Patrimonio Mondiale – è scritto – e gli Organi consultivi raccomandano pertanto al comitato di monitorare attentamente lo stato di conservazione del sito, richiedendo relazioni annuali. Se per qualsiasi motivo, le iniziative in corso non riescono a fornire sostanziali progressi nei prossimi due anni, il Centro del Patrimonio Mondiale e gli Organi consultivi chiederanno al comitato di esaminare l’iscrizione di Pompei nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo già nel 2015». Un ultimatum vero e proprio. L’Unesco riconosce lo sforzo profuso dal Governo italiano e dall’Unione Europea per quanto riguarda il Grande Progetto Pompei e i primi cantieri messi in opera, ma «sarebbe auspicabile un monitoraggio esterno sulla qualità degli interventi» con particolare attenzione al rispetto dei tempi. In questo contesto, vengono evidenziati «imminenti rischi di crolli», per la «mancanza di personale, soprattutto di tecnici che garantiscano la manutenzione quotidiana».
«AGGRESSIONI IDRAULICHE» – Si invitano quindi i responsabili alla «sostenibilità della futura gestione dell’area archeologica». Nella relazione degli spettori vi sono capitoli impietosi. Come quello sulle «aggressioni idrauliche». Infiltrazioni e acquitrini sono alla base della maggior parte dei crolli e occorrerebbe «una canalizzazione assiale che porti l’acqua a due canali periferici».
Poi la parte sulle «aggressioni della vegetazione», come le erbacce, che sono il «pericolo maggiore», e che penetrano con le loro radici nei muri delle domus. Anche qui è sottolineata la mancanza di personale che ogni giorno tagli la vegetazione. E viene definita «inquietante». Poi c’è la «carenza di sorveglianza», molto allarmante visto il boom di visitatori quantizzato in 2.350.000 di persone per il 2011. Infine il capitolo, il più doloroso, sui mosaici e gli affreschi che rischiano, senza manutenzione quotidiana, di essere perduti per sempre. E si segnalano situazioni critiche alla casa di Efebo, quella di Trittolemo, nel Labirinto, alla domus delle nozze d’argento, alla casa di Marcus Lucretius, al Sacello Iliaco e alla domus di Siricus. A rischio molti affreschi che non sono in alcun modo difesi dall’umidità e dalla pioggia.
DOMUS DEI VETTI – Un esempio? Giovedì è stata annunciata a Pompei l’apertura della domus degli Amorini dorati. Ma va ricordato che un’altra domus, quella dei Vetti, tra le più importanti, è chiusa dal gennaio 2002, quindi da oltre 11 anni per restauri che attualmente non sono in atto per motivi non noti ufficialmente ma che vanno ricercati in progetti non sufficientemente supportati da adeguata previsione di spesa. L’ultimo cartello visibile fino a qualche anno fa (2010) posto prima sul cancello della casa e poi sulla barriera che delimitava la strada, indicava un restauro per un importo di 548 mila euro con inizio 27 agosto del 2008 e termine 13 settembre 2009, ma la domus è ancora chiusa con erbacce che hanno infestato i giardini e tracce di evidente abbandono. Recentemente è stato riaperto il «vicolo dei Vetti», così i turisti possono sbirciare attraverso il cancello per guardare il famoso affresco che propizia fortuna e fertilità. E intorno il degrado e l’abbandono di un tesoro gettato alle ortiche.

Autore: Vincenzo Esposito

Fonte: Corriere del Mezzogiorno.it, 22 giugno 2013

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