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PIAZZA ARMERINA (En): Non solo mosaici romani, scoperta la città medioevale.

Cinquanta metri di terreno brullo, movimentati solo da un fico frondoso e da un gelso spoglio, separano la Villa romana del Casale da alcuni ambienti di un villaggio medievale scavato da metà marzo ai primi di dicembre dall´équipe dell´archeologo Patrizio Pensabene, docente nell´Università La Sapienza di Roma e responsabile della campagna di ricerche che da 25 anni viene effettuata al Palatino. Anzi, i villaggi scoperti (che occupavano anche tutta l´area sopra la dimora nobiliare) sono due, uno ricostruito sulle macerie dell´altro e l´ultimo abbandonato da tutti gli abitanti nello stesso momento, probabilmente a causa di qualche calamità naturale. Lo testimoniano una ventina di monete, di cui tre tarì, della stessa epoca, ritrovate nei vari locali. Una decina di ambienti sono già affiorati (stanze, forni, stalle, focolari, porticati, corridoi) e tanti altri restano sommersi, dove fino a poco tempo fa c´era un noceto, in quell´area delimitata dalla Villa romana, dal fiume Gela e dalle pendici del monte Mangone.

La vastità dell´insediamento fa ritenere che possa trattarsi della vecchia Piazza Armerina distrutta da Guglielmo I nel 1161, per dirimere una feroce controversia tra arabi e cristiani, e poi ricostruita dove si trova oggi. È il terzo villaggio medioevale di vaste proporzioni scoperto nell´Isola; gli altri due si trovano a Monte Jato e a Segesta, dove è stata rinvenuta l´unica moschea d´epoca normanna.

I reperti (anfore, sei intere e decine a cocci, vasellame da tavola invetriato, aratri e un coltellaccio), dopo la pulitura con acqua e sapone, sono stati stipati in circa 300 casse di legno. Cinquantamila “pezzi” tutti da studiare. È una scoperta di grande importanza che rimette in primo piano l´urbanistica normanna fino agli anni Settanta immolata dagli archeologi sull´altare della più nobile architettura classica.

”Quando negli anni Cinquanta Bruno Gentili riportò alla luce la Villa – dice Pensabene – distrusse tutto ciò che incontrò di medioevale, per andare subito in profondità. Lo dichiara lui stesso nei diari dello scavo pubblicati nel 1999, quando aveva 90 anni: Gentili però ha lasciato solo alcune piantine delle parti demolite e questo non è stato sufficiente per ricostruire esattamente le parti aggiunte nell´epoca post imperiale e l´uso che in quel periodo si è fatto della dimora con i mosaici. Ma in qualche modo, grazie alle testimonianze e ai saggi diretti, abbiamo abbozzato tutti i manufatti più recenti che interagivano con le parti classiche”. Qualche manufatto è rimasto inserito nel blocco classico – una cucina e una fornace – a dimostrazione che la Villa è stata usata anche nelle epoche successive.

”Dopo l´assurdo boicottaggio durato fino agli anni Sessanta – aggiunge Caterina Greco, responsabile scientifica del progetto – c´è una grande rivalutazione dell´urbanistica medioevale. Gli archeologi sulla scia degli storici, ormai studiano gli insediamenti per capire usi e costumi dei popoli antichi. Grazie all´affermazione della cultura materiale, così come gli storici, che oltre alle battaglie cercano di interpretare i sistemi di vita, noi oltre ad analizzare i grandi monumenti classici, valutiamo ogni spazio vissuto dall´uomo e il suo rapporto con le grandi opere”.

Gli studiosi cercavano la “Pars fructuaria“, le parti rustiche della Villa e, invece, hanno trovato il villaggio, che a detta dei ricercatori potrebbe estendersi in uno spazio di ventimila metri quadrati, due ettari. Il progetto, che nasce da una convenzione tra La Sapienza, la sovrintendenza, diretta da Salvatore Scuto e la Villa, diretta da Francesco Santalucia, è stato finanziato col Programma operativo di Agenda 2000 per 560 mila euro. Vi hanno lavorato per circa nove mesi una ventina di operai specializzati e altrettanti laureandi di archeologia della Sapienza che d´estate hanno fatto uno stage sul campo. Studenti e operai hanno esplorato il territorio in superficie e poi in profondità. Tutti gli strati (anche una macchia è considerata strato) sono stati censiti, e i biglietti numerati da 1 a 622 sono ancora incollati sui vari livelli di terreno. “Abbiamo classificato otto fasi storiche – aggiunge Pensabene – di cui una romana, un´altra tardo imperiale e poi ancora due medievali. Prima vogliamo ricostruire il quadro urbanistico in superficie e solo dopo andremo in profondità dove sicuramente troveremo altri resti romani”. Gli scavi hanno riportato in luce un canalone realizzato il secolo scorso per irrigare il noceto che era stato impiantato sulle cittadine sommerse dal fango. “E tutto rischia di ridiventare fango – dice Pensabene – se non si troverà il modo di proteggere con qualche tettoia l´area interessata”.

Mentre a Piazza Armerina si litiga sulla copertura della Villa romana, la nuova scoperta rimette tutto in discussione. E costringe a fare i conti con la salvaguardia dei reperti medievali e con la fruizione pubblica di essi.

Al progetto hanno partecipato gli archeologi Paolo Barrese, Cino Sofia, Filippo Demma e Caterina Greco, i disegnatori Leandro Lopes e Fabiana Fiano, che hanno meticolosamente segnato ogni oggetto, e Giuseppe Verde che li ha supervisionati e inseriti nel compute.

Fonte: La Repubblica 12/12/04 – Palermo
Autore: Tano Gullo
Cronologia: Arch. Medievale

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