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Michele Zazzi. ll gruppo dell’Aratore di Arezzo.

Il ritrovamento sarebbe avvenuto nel territorio di Arezzo nel XVII secolo, ma sulle modalità dello stesso non si hanno dati precisi. Secondo alcune fonti il gruppo sarebbe stato rinvenuto a San Giusto, secondo altre al Molino delle Gagliarde in fondo alla omonima via, sulle sponde del Torrente Castro. Forse faceva parte di una stipe votiva.
arezzoIl gruppo sarebbe stato acquisito dal gesuita Athanasius Kircher e dopo aver fatto parte della sua collezione romana (nota come Collezione Kircheriana) confluì nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. Tra i vari passaggi prima della destinazione finale potrebbero avere avuto un ruolo anche l’abate olivetano Michelangelo Corsi e l’antiquario ed archeologo romano Francesco Ficoroni.
Il gruppo dell’Aratore nella rappresentazione (disegno su tavola) fornita da Francesco Gori nel suo Museum Etruscum (tra il 1737 ed il 1743) comprende oltre al personaggio maschile ed ai due buoi nell’atto di arare anche una figura femminile. La circostanza trova conferma in un manoscritto del dotto aretino Anton Francesco de’ Giudici del 1789 ove si precisa che l’aratore toscano aveva “una femina accanto”.
Del gruppo quindi, molto probabilmente, faceva parte anche la statuetta femminile; in questo senso deporrebbero lo stile, le dimensioni e la pertinenza del soggetto. L’aratore ed i buoi comunque sono esposti insieme al personaggio femminile in una teca della sala della Collezione kircheriana del Museo Archeologico Nazionale di Villa Giulia.
Le sculture in bronzo sono databili all’ultimo quarto del V secolo a.C e probabilmente furono realizzate in una bottega di Arezzo o dell’Etruria settentrionale. Le due figure umane sono alte circa 11 cm, i buoi 9 cm.
arezzoL’aratore indossa una lunga veste fino alle caviglie (toga), calza stivaletti, sulle spalle reca una pelle ferina annodata sul petto ed ha il capo coperto da un petaso.
La figura femminile reca sul petto l’egida di pelle di capra e sembrerebbe identificabile in Atena Ergane (che secondo la mitologia avrebbe inventato l’aratro ed il giogo), nume tutelare di artisti, artigiani, del lavoro e dell’ingegno umano.
L’interpretazione del gruppo risulta complessa. Potrebbe trattarsi di un ricco proprietario terriero (l’abbigliamento non è quello di un contadino), raffigurato con lo strumento della sua fortuna. Il gruppo (in considerazione della presenza della divinità femminile e della possibile funzione sacerdotale della statuetta maschile) potrebbe però avere anche un alto valore simbolico (rituale), seppur di non facile individuazione, comunque connesso con la primaria attività della coltivazione dei campi. Ipotesi di lettura in termini di fondazione o rifondazione della città sembrerebbero poco convincenti considerato che i due bovini sono maschi, mentre nel rito etrusco di fondazione gli animali dovevano essere un toro e una vacca. Il gruppo infine potrebbe evocare anche Tagete che secondo il mito nacque dal solco prodotto con l’aratro da Tarconte.

arezzoSul gruppo dell’aratore cfr., tra l’altro:
– Armando Chierici, Gruppo dell’Aratore in ETRUSCHI NEL TEMPO I ritrovamenti di Arezzo dal 500 ad oggi, luglio – dicembre 2001, pagg. 77 – 78;
– Franco Paturzo, AREZZO ANTICA La città dalla preistoria alla fine del mondo romano, Calosci, 1997, pagg. 109 – 112, 187 e ss.;
– Marco Botti, L’aratore di Arezzo, un mistero etrusco ancora da svelare; video di Etruscopri su “L’aratore di Arezzo” a cura di Valentino Nuzzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

arezzoDi seguito immagini del gruppo dell’aratore e del disegno del gruppo in oggetto di Francesco Gori pubblicato su Museum Etruscum.

Autore: Michele Zazzi – michele.zazzi@alice.it

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