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MATERA. A Torre di Satriano gli scavi svelano una meraviglia.

«Straordinario». È l’aggettivo più ricorrente usato per esprimere la dimensione di questa scoperta effettuata presso la Torre di Satriano, a Tito, dalla Scuola di specializzazione in archeologia dell’Università di Basilicata, con sede a Matera. Scuola che, nel tempo dei «tagli», pareva destinata al declino, se non alla chiusura (al momento funziona solo il terzo anno di corso).
Invece – la cosa verrà annunciata a giorni in occasione delle celebrazioni per i vent’anni della sua istituzione – riprenderà la propria opera con nuovo vigore dal prossimo anno accademico: l’ateneo lucano infatti sosterrà, con specifici corsi di laurea, gli studi in archeologia.

«Sono dieci anni che, come Scuola, scaviamo nel sito Torre di Satriano – spiega il direttore della scuola e della ricerca, professor Massimo Osanna. – Dall’anno scorso avevamo individuato l’esistenza di un edificio. Così è venuta alla luce questa “regia”. Un edificio che un rappresentante dell’élite, un principe, un re, il capo di una comunità indigena che precede l’avvento dei Lucani (potrebbe trattarsi dei Peuketiantes) si fece costruire a metà del VI secolo avanti Cristo.Si fece realizzare l’opera da artigiani greci insediati a Taranto. Lo confermano le scritte e i fregi leggibili sulle 32 lastre, di mezzo metro ciascuna, che abbiamo recuperato».

«La costruzione – prosegue Osanna – somiglia a un tempio, ma non lo è: lo dimostrano gli spazi dedicati alle tombe di famiglia, i preziosi servizi da mensa per i banchetti, gli arredi per il cerimoniale. Con la presenza di ceramiche provenienti da Atene e bronzi dall’Etruria. Nel portico c’erano anche due grandi telai che dovevano essere ancora in uso quando, a metà del V secolo avanti Cristo, il Palazzo venne distrutto da un incendio. Possiamo solo sospettare che quel luogo sia stato al centro dei grandi rivolgimenti che diedero vita all’affermarsi dell’etnia Lucana».

Autore
: Mimmo Sammartino.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, 15/01/2010

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