Marina Celegon. Un fossile … per la vita eterna.

Pubblicato il : 6 Settembre 2020
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Molto tempo fa, un sacerdote di nome Tjanefer raccolse un fossile di riccio di mare pietrificato e appose sulla sua base un’iscrizione geroglifica che recita “ Trovato a sud di Ik, dal padre divino Tjanefer”.
Molti secoli dopo, mentre scavava nel tempio di Eliopoli, Ernesto Schiaparelli trovò il fossile in quello che egli definì come un deposito, collocato in un corridoio nel quale erano stati deposti molti oggetti votivi offerti dai fedeli.
Molti sono i quesiti che l’oggetto e la sua iscrizione hanno posto e pongono: Qual’era la natura del fossile? Chi era Tjanefer? Dove lo aveva raccolto? Perché l’aveva donato al dio?
Il fossile di per sé è stato individuato dagli esperti in un Echinolampas africanus un tipico fossile che si incontra negli strati dell’Eocene medio (tra i 47,8 e i 41,2 milioni di anni fa) che costituiscono le formazioni rocciose a sud di Eliopoli. Perfettamente conservato questo antichissimo riccio mostra agli specialisti tutte le componenti fisiologiche che componevano l’animale.
Dove il sacerdote raccolse il fossile “ trovato a sud di Ik” è meno chiaro, dato che la località di Ik non è stata ancora identificata con precisione. Si ritiene generalmente che si trovasse presso la montagna di Gebel Ahmar, un centinaio di chilometri a sud di Eliopoli.
Posto che il nome Tjanefer era un nome piuttosto comune nell’antico Egitto, solo alcuni dei Tjanefer noti da altre fonti portano esplicitamente il titolo di “ Padre del dio” o “ Padre divino”. Questo era un titolo inizialmente riservato ai componenti della famiglia reale incaricati della formazione del principe destinato a diventare il nuovo sovrano. Dal Nuovo Regno in poi il titolo contraddistingue i sacerdoti di livello elevato che accudivano la statua della divinità, mentre dall’epoca tarda identifica genericamente un sacerdote di alto rango. Per questo il nome del dedicante non permette di risalire né a chi fosse il donatore né in che epoca, tra il Nuovo Regno e l’Epoca Tarda, egli sia vissuto.
La datazione di questo oggetto non è garantita nemmeno dal contesto archeologico del ritrovamento, dato che il deposito in cui è stato ritrovato ha prodotto numerosi oggetti che risalgono alle più svariate dinastie. Il prevalere di oggetti di epoca Ramesside e più tarda suggerisce tuttavia che questa offerta sia stata fatta non prima della XIX dinastia, a partire dalla quale sono attestate offerte di oggetti simili ricavati da fossili.
Secondo alcuni studiosi essi erano considerati dagli egizi come una manifestazione della stessa divinità. Fu per questo suo probabile valore simbolico che il fossile venne devotamente conservato tra gli oggetti più preziosi del tempio ed è probabile che Tjanefer, a conoscenza del significato religioso attribuito ad simili oggetti, abbia deciso di donare il fossile al tempio per assicurarsi la protezione del dio titolare Ra.
Questo piccolo oggetto, che può passare inosservato tra le migliaia di reperti conservati al Museo Egizio di Torino (cat. S 2761), offrendo spunti di riflessione a molti studiosi moderni ha fatto sì che, migliaia di anni dopo la sua morte, Tjanefer sia ancora nominato cosa che gli ha permesso di conseguire quella che era la massima aspirazione di tutti gli antichi egizi: essere ricordati come mezzo per assicurarsi la vita eterna.

Autore: Marina Celegon

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