LIPSIA (D). Maschi stanziali e femmine vagabonde fra i primi ominidi.

Pubblicato il : 8 Giugno 2011
I maschi di due antiche specie di ominidi bipedi del Sud Africa erano relativamente stanziali, mentre le femmine vagavano molto di più per la savana.
A questo inaspettato risultato è giunta una ricerca condotta da paleontologi Max Planck Institut per l’antropologia evoluzionistica a Lipsia, dell’Università del Colorado a Boulder e di altri centri di ricerca, che ne parlano in un articolo pubblicato su Nature.
I ricercatori, che hanno studiato denti fossili di un gruppo di individui appartenenti alle specie Australopithecus africanus e Paranthropus robustus di due gruppi di caverne in Sud Africa, quelli di Sterkfontein e di Swartkrans, hanno scoperto infatti che metà dei denti rinvenuti delle femmine di questi ominidi si trovavano al di fuori delle aree locali dei diversi gruppi, contro appena il 10 per cento dei maschi.
“Uno degli scopi del nostro studio era quello di analizzare l’uso del territorio da parte di questi primi ominidi”, ha spiegato Sandi R. Copeland, primo firmatario dell’articolo. “Qui abbiamo scoperto i primi indizi diretti degli spostamenti geografici dei primi ominidi ed essi mostrano che le donne preferivano muoversi al di fuori dell’area del loro gruppo originario.”
Lo schema di dispersione rilevato in questi gruppi di ominidi somiglia a quello degli uomini moderni, degli scimpanzé e dei bonobo, ha osservato Copeland, ma differisce da quello degli altri primati, come il gorilla, in cui le femmine restano nel gruppo in cui sono nate mentre i maschi si spostano. “Lo studio ci offre una migliore comprensione della struttura sociale dei più antichi ominidi, dato che ora abbiamo una buona idea degli schemi di dispersione.”
I risultati sono stati alquanto sorprendenti per i ricercatori anche per un altro motivo: “Pensavamo di trovare più ominidi al di fuori delle aree locali, dato che generalmente si pensa che l’evoluzione del bipedismo sia in buona parte dovuto al fatto che permette agli individui di percorrere distanze maggiori. Queste ridotte dispersioni dal sito di residenza potrebbero implicare che il bipedismo si sia evoluto principalmente per altre ragioni.”

Fonte: Le Scienze, 03 giugno 2011.

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