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Giuseppe C. BUDETTA. LUPO BLU.

Silenzio: il viola della notte: in rabeschi dalle sbarre bianche il blu del sonno…
DINO CAMPANA

Per gli antichi Romani, il blu era un colore associato alla barbarie. Tacito scrive che i soldati celti si tingevano il corpo di blu. Plinio accusava le donne di fare lo stesso, prima di partecipare a un’orgia. A Roma, indossare il blu significava lutto e sfortuna.
Col tempo e nel mondo anglosassone, il blu è diventato il colore della malinconia, si pensi alle espressioni come I’m feeling blue…I got the blues…dove il colore blu indica uno stato di sconforto.
Nell’antica Irlanda, lo straniero era chiamato lupo blu. Questo appellativo non era conferito a livello di occasionale metafora, ma come termine istituzionale.
Nel mondo germanico, il criminale espulso dalla sua tribù era detto lupo.
Nelle leggi ittite è definito lupo chi perde la protezione della legge per aver rapito una donna.
Nell’India vedica, infine, lupo designa lo straniero ostile. La perfetta coerenza di questi usi può spiegarsi solo se ammettiamo che già nella cultura indoeuropea esisteva un impiego metaforico di lupo nel significato di persona che è o è divenuta estranea alla tribù e le è ostile.
Per Ramat Giacalone A. & Ramat Paolo (1993), di indoeuropeo si è conservato solo il contenuto, il dato culturale, non quello linguistico, giacché per questa accezione di lupo, ogni lingua utilizza il suo termine: air. cu, germ. *wargaz, vedo vrka- (l’ittito ha l’ideogramma UR.BAR.RA da leggersi, forse, uetna).
Ogni lingua, cioè, ha innovato sul piano linguistico, ma non su quello dei contenuti culturali che sono anch’essi suscettibili di variazione, senza che per questo vada perso il dato originario.
L’esempio ci è fornito qui dall’irlandese, che non dice semplicemente lupo, bensì lupo blu.
Da dove si è originato questo aggettivo? Da un’esperienza storica tipica degl’Irlandesi, per i quali lo straniero ostile s’identificava senz’altro col Britanno. Ma i Britanni – lo sappiamo da Cesare e da Plinio – in guerra e nelle cerimonie religiose si tingevano il corpo di blu: da questa prassi, estranea alla cultura irlandese, nasce l’aggettivo blu.
E’ singolare il fatto che il colore blu appaia con insistenza in alcuni aspetti della personalità umana, oscillanti tra creatività e schizofrenia. Esempi ne sono lo scrittore Dino Campana e i pittori E. Munch, Van Gogh e Louis Wain.
Interessanti sono le ricerche di Humphrey N., (2017) che ha trovato singolari analogie tra Uomo e Scimmia in riferimento al colore blu. Humphrey dice che tutte le scimmie da lui esaminate a livello sperimentale, avevano nei confronti del colore attitudini simili. I dieci primati preferivano nell’ordine il blu al verde, il verde al giallo ed il giallo al rosso. La maggior parte delle persone avrebbe affini preferenze, nei test similari. Humphrey dice che la visione di un colore è una sensazione con una forte componente emotiva.

Autore: Giuseppe C. Budetta – giuseppe.budetta@gmail.com

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