GERUSALEMME (Israele). Sindone: trovato sudario dell’epoca di Cristo.

Pubblicato il : 27 Dicembre 2009
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Un sudario dell’epoca di Cristo è stato scoperto nella Città Vecchia di Gerusalemme e le sue caratteristiche risultano essere molto diverse rispetto a quelle della Sindone conservata a Torino.
Le tracce genetiche che ancora conserva hanno inoltre permesso di identificare il più antico caso di lebbra finora noto. E’ quanto emerge dalla ricerca pubblicata sulla rivista scientifica online Plos One. E’ il risultato di quasi 10 anni di lavoro di un gruppo internazionale composto da biologi, genetisti, antropologi e archeologi dell’Università Ebraica di Gerusalemme, dell’University College di Londra, dell’università canadese di Lakehead e quelle statunitensi di New Haven e North Carolina.

LA DATAZIONE: Il sudario è stato scoperto ad Akeldamà, l’area che corrisponde al Campo di sangue acquistato da Giuda con i 30 denari e dove Giuda si suicidò. Considerando che la tomba si trova vicino a quella del sacerdote Anna, secondo gli esperti è probabile che appartenesse ad un altro sacerdote o a un aristocratico. Secondo la datazione al radiocarbonio la tomba risale al periodo compreso fra l’1 e il 50 dopo Cristo.

1260986543054_sindome1TESSUTI DIVERSI: tra frammenti di telo funebre sono stati scoperti nella stessa tomba in cui nel 1998 era stato trovato un altro sudario. Tutti i tessuti trovati della tomba hanno una trama molto più semplice rispetto a quella della Sindone, come ha rilevato lo storico dei tessuti, Orit Shamir. Le caratteristiche del sudario, la cui datazione corrisponde perfettamente a quella dell’epoca di Cristo, sono per gli studiosi motivo di dubbio sull’effettiva originalità della Sindone.

CAPELLI: gli scavi hanno portato alla luce anche dei capelli, tagliati prima della sepoltura secondo il rituale dell’epoca e alcuni di essi nel telo funebre. Si sono conservati in buono stato nonostante l’umidità di quell’area.

SIGILLI: contrariamente all’usanza del tempo, l’uomo non ha mai ricevuto la seconda sepoltura (a circa un anno dalla morte i resti erano trasferiti in un ossario) e l’ingresso della tomba era stato sigillato con il gesso probabilmente perché l’uomo era malato di lebbra ed era morto di tubercolosi, come ha rivelato l’analisi del suo Dna.

IL PIU’ ANTICO CASO DI LEBBRA: l’analisi del Dna, dalla quale risulta che l’uomo era malato di lebbra, rivoluziona le ipotesi sull’origine della malattia, che si riteneva fosse originaria dell’India e che da lì avesse raggiunto Medio Oriente e Mediterraneo.

Fonte: Ansa, 17 dicembre 2009

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