Dalle stalle alle stelle, di Marina Celegon.

Pubblicato il : 3 Giugno 2020
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Amenhotep figlio di Hapu fu uno dei più importanti funzionari del regno di Amenhotep III tanto apprezzato dal sovrano che questi gli consentì di costruire per sé stesso un tempio funerario sulla riva Ovest di Tebe. Di origini molto modeste, egli si elevò socialmente finché divenne il braccio destro del sovrano, scriba reale e supervisore di tutti i lavori del re tra i quali, in particolare, l’enorme tempio funerario del sovrano del quale i colossi di Memnone sono oggi la parte più visibile.
Visse attorno al 1400 a.C. fino alla venerabile età di 80 anni e dopo la sua morte venne deificato prima per la sua saggezza e poi, a seguito dei numerosi miracoli che gli vennero attribuiti, come guaritore. Il suo culto funerario durò almeno 300 anni mentre come divinità venne venerato da poco dopo la sua morte fino all’epoca romana.
La sua popolarità è indicata dal ritrovamento di dieci statue che lo mostrano nell’attitudine dello scriba, in alcune come giovane uomo in altre come anziano. Due di queste sono state ritrovate a Karnak, accanto ad una statua alta oltre 20 metri del suo re, tutte davanti al decimo pilone che conduceva al tempio.
L’iscrizione su una di queste riferisce che egli è rappresentato come un uomo di ottanta anni. L’altra, dalle fattezze giovanili, tiene in mano un rotolo di papiro che informa sul suo incarico di sovrintendere alle attività di cava, produzione, trasporto ed erezione dei colossi di Memnone.
L’iscrizione prosegue con un invito ai fedeli che si accostavano alla statua che può essere così tradotto: “Tu gente dell’Alto e del Basso Egitto, i cui occhi vedono il sole, tu che vieni a Tebe risalendo o scendendo il fiume per implorare il dio degli dei vieni da me! Io trasmetterò le tue parole ad Amon di Karnak. Fammi un’offerta e versa per me una libagione, perché io sono un intermediario nominato dal re affinché io ascolti le richieste dei supplici, per riportare al dio i desideri dell’Egitto”. L’iscrizione è quasi cancellata dalle migliaia di mani che l’hanno toccata, quelle dei pellegrini provenienti da tutto l’Egitto che raccontarono alla statua le loro pene e chiesero il suo intervento.
E quindi se c’è uno del quale si può dire che passò “dalle stalle alle stelle” questo è proprio Amenhotep figlio di Hapu.

Autore: Marina Celegon

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