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CREMONA. Strade e mura romane, ecco com’era l’antica città.

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La scoperta di uno dei giacimenti archeologici più grandi mai scavati nell’Italia Settentrionale dovuto allo sbancamento di piazza Marconi sino ad una quota di -6m per la costruzione di un parcheggio interrato, ha il merito di aver dato il via a una serie di studi e ricerche che ci regalano uno nuovo spaccato di storia cremonese, sconosciuto ai più.
Quello dell’archeologo Gianluca Mete per citarne uno dei più interessanti, è la più aggiornata ricerca riguardante la storia e il territorio della fondazione di Cremona. Pubblicato nel 2017 nel Volume I degli “Scavi di piazza Marconi” edito dalla SAP società scavi archeologici s.r.l., è però rimasto appannaggio di pochi studiosi e appassionati. Un testo che svela Cremona in rapporto alla forma del suo terreno in antico, alla disposizione delle porte, alla ubicazione del porto sino al ruolo dei due affluenti del Po, la Cremonella e il Marchionis con una ipotesi di collocazione del Foro, il centro della città sino a epoca tardo antica. I due corsi d’acqua minori oggi interrati e sconosciuti ai più, rivestono un ruolo molto importante nelle scelte compiute dai 6000 primi coloni che a malincuore lasciarono i concittadini e compagni di viaggio nella più sicura Piacenza per avventurarsi nel mezzo della Gallia Cisalpina, un pericoloso territorio di frontiera nel 218 a.c. e fondare Cremona.
cremonaIl saggio di Gianluca Mete, conservatore del museo archeologico di Viadana, individua il punto esatto in cui, negli anni di poco successivi alla fondazione della città, grazie ad intuizioni dei militari che ne avevano prefigurato lo sviluppo, la Cremonella viene deviata verso ovest in via Regina Teodolinda creando un largo fossato navigabile che cingeva tutta la parte occidentale della città lungo via Cesare Battisti e via Virgilio, lì dove molto probabilmente dovevano correre le mura di età repubblicana citate da Tacito nelle sue Storie.
Sembra di vederle ancora le mura percorrendo la via Borghetto sino a incontrare le case, dalla maglia molto fitta di via regina Teodolinda costellata ancora oggi da profonde e umide cantine mentre sulla strada fanno bella mostra di sè numerosi tombini. Non deve essere un caso se in linea ai percorsi citati sorga San Facio, così come non priva di importanza deve essere ciò che si cela sotto il terreno lungo via Antica Porta Tintora, dove doveva passare uno dei corsi d’acqua sopra citati. La Cremonella proseguiva poi verso sud ovest in direzione di via Massarotti dove oggi il Morbasco segna il punto in cui era probabilmente uno dei porti di Cremona. Struttura lignea sottoposta ai rapidi movimenti del meandro fluviale, e dei livelli del fiume già allora molto instabile.
In analogia della gemella Piacenza di cui ricalca finanche lo schema degli isolati 80 metri x 80 metri, Cremona sorge su un’alta costa in uno dei punti in cui era più facile l’attraversamento fluviale. Il nome stesso di Mezzano Chitantolo dal greco Chiton = cintura, testimonia una espansione della città già in antico verso la sponda destra dove una strada non ancora individuata la congiungeva a Piacenza. Sempre proseguendo verso sud ovest la Cremonella deviata in antico doveva passare sotto un ponte lungo la principale delle strade che da Cremona si dipanavano verso Bergamo (Corso Campi) e verso Lodi Vecchia e Milano (corso Garibaldi) su un asse Nod-Sud.
Non è casuale la nomina di ‘antico Rodano’ (dal significato sia celtico che latino legato a un corso d’acqua fluviale) di una viuzza lì nei pressi che sembra costruita proprio sul percorso del fossato romano in linea con via Regina Teodolinda.
cremonaA est la città doveva essere stata monumentalizzata, con una lastricatura della Postumia presente già in età Augustea (42 a.c.- 10 d.c.) che correva lungo via Gerolamo da Cremona ricalcando il decumano massimo verso sud-est in uscita da una porta (la porta Bresciana) che doveva sorgere presso l’attuale via Mercatello. Anche in questo caso la vicina Piazza Lodi mostra un piano molto più basso, quasi che i rilievi presenti in età romana e poi livellati nel corso dei secoli non fossero del tutto scomparsi. Le vie che da via Aselli scendono in piazza lodi (Colonnette, Tre Re) sono delle vere e proprie discese verso un piano sottostante.
In questa zona, prima di arrivare a San Michele si divideva in due, a nord proseguiva per Brescia mentre a est correva lungo la campagna cremonese lungo un percorso che non è ancora stato individuato con certezza ma che giungeva verso Pieve d’Olmi, passando nei dintorni di Ca’ d’Andrea per poi proseguire verso Recorfano, il Decumano Massimo.
In questa zona campestre doveva sorgere il santuario di Castore e Polluce, numi protettori della famiglia dei Postumii fin dalle battaglie per la supremazia di Roma sui popoli laziali al Lago Regillo: mito fondativo dell’importante famiglia romana.
Era invece a San Vitale, nell’attuale piazza S. Angelo, la porta degli argini che portava giù, sotto la scarpata fluviale di via Belcavezzo e via Platina lungo il Po. Un percorso che si snodava molto più a nord dell’attuale alveo del fiume verso San Daniele, Scandolara Ravara, Borgolieto (necropoli di Borgolieto oggi incorporato nel comune di Gussola), Agoiolo, Casalmaggiore, Viadana (località i cui terreni sono ricchi di reperti romani) sino a Brescello snodo verso la via Emilia.
Le mura di Cremona correvano poco a sud di via Aselli, un tracciato che potrebbe portarne ancora i segni nelle antiche mura di alcune case e nelle loro cantine mentre non lontano doveva essere il Foro, la piazza che Mete ipotizza tra via dei Filodrammatici e Piazza Roma nei pressi dove, in via Cesare Battisti, è stato portato alla luce lo splendido capitello di età severiana, uno dei ‘pezzi’ più pregiati esposti al Museo Archeologico di San Lorenzo, sopravvissuto miracolosamente all’opera sistematica di spoglio di età altomedioevale, che testimonia la presenza di un monumento pubblico di enorme importanza.

Autore: Stefo Mansi

Fonte: www.cremonasera.it 3 apr 2024

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