CIVIDALE DEL FRIULI (Ud). Torna alla luce sepolcreto di età longobarda.

Pubblicato il : 7 Luglio 2017

Dopo il possente edificio d’età basso-medievale e rinascimentale, le tracce d’epoca tardo-romana e i resti di un’abitazione in uso almeno dal XIII secolo, ecco la necropoli longobarda.
Il sottosuolo dei due slarghi che si sviluppano a ridosso di piazza Paolo Diacono, nel cuore di Cividale, e che ormai da alcuni mesi sono interessati da un intervento di restyling continua a riservare sorprese.
L’ultimo fronte di scavo aperto dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, stavolta non in piazzetta Garibaldi bensì nell’attigua piazza San Giovanni, ha riportato alla luce parte di un’area sepolcrale la cui datazione è in via di definizione ma che pare racchiudibile fra il VI e l’VIII secolo.
«Sono sei tombe – spiega la funzionaria archeologa Angela Borzacconi – di individui locali, non di cultura germanica e dunque inumati senza corredo.
Il sepolcreto si allargava su una zona precedentemente occupata da un focolare interrato d’età tardo romana e da probabili apprestamenti lignei, sistemati in prossimità di una struttura (forse di terrazzamento) legata alla presenza delle mura urbiche.
Il contesto individuato ci permette di immaginare un paesaggio caratterizzato dall’esistenza di una fascia esterna adibita a cimitero, verosimilmente formatasi in relazione all’impianto più antico della chiesa di San Giovanni.
Al luogo di culto era annesso uno xenodochio di fondazione longobarda, struttura d’accoglienza spesso ubicata presso le porte della città e attestata, nel caso, già nell’VIII secolo. Si ergeva su terreni di proprietà del duca longobardo Rodoaldo».
Nei prossimi giorni le attività di ricerca proseguiranno in un’altra porzione della piazzetta, proprio davanti alla chiesa, nella speranza di intercettare le fasi più remote del complesso e di capire meglio le trasformazioni vissute dall’ambiente urbano in un settore nevralgico della Cividale del passato.
L’intervento di ricognizione, diretto appunto dalla Soprintendenza e attuato in sinergia con il Comune, è stato promosso in una prospettiva di tutela e di conoscenza, per accrescere le cognizioni sull’assetto di Forum Iulii.
«Le scoperte archeologiche – sottolinea Borzacconi – costituiscono infatti per Cividale un elemento di forte identità, che ha consentito l’inserimento della cittadina nella rete Unesco dei luoghi di potere longobardi».

Autore: Lucia Aviani

Fonte: www.messaggeroveneto.gelocal.it, 23 giu 2017

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