CAMPAGNA LUPIA (Ve). Nella chiesetta di Santa Maria di Lugo, scoperti altri reperti romani e paleoveneti: sepolture della prima Età del ferro.

Pubblicato il : 18 Novembre 2008

Scoperti nuovi resti paleoveneti e romani alla chiesetta di Lugo. E’ la prima volta che in una zona così vicina alla laguna viene documentata un’evidenza archeologica così antica.
Lo scavo archeologico è condotto dalla cattedra di Archeologia Medievale d’Università di Padova ed è coordinato dai docenti Giampietro Brogiolo e Alexandra Chavarria.
La chiesa di Santa Maria di Lugo si trova in un’area che dal primo millennio avanti Cristo e fino all’età romana era collegata a Padova dal fiume Medoacus.
Il sito viene ricordato per la prima volta in un documento del 1397 in occasione della nomina di un prete inglese, Tommaso Suon, da parte del priore di Padova.
Gli attuali lavori hanno messo in luce un’ampia sequenza che comprende più di ventidue secoli di storia precedenti all’attuale chiesa del XIV secolo.
La fase più antica è rappresentata da alcune sepolture ad incinerazione della prima età del ferro.
L’epoca romana è rappresentata da abbondante materiale archeologico in un notevole stato di conservazione tra cui più di una trentina di anfore, intonaci decorati, tessere musive, monete, testimonianza di intensi traffici commerciali che in quell’epoca coinvolgevano la laguna padovana.
All’epoca medievale vanno infine riportati la costruzione di un profondo fossato, di una palizzata lignea e un cimitero ad inumazione, elementi che vanno collegati alla chiesa, plausibilmente al periodo delle guerre tra veneziani e padovani (fine 300) quando questo edificio, come altri di questo territorio, venne fortificato diventando una bastia.Testimonianza di questi eventi sono alcuni proiettili di pietra per catapulta.
I successivi scavi dovranno rispondere ad alcune domande: l’epoca di fondazione dell’edificio di culto, l’esistenza o meno di preesistenze strutturali romane e la loro funzione (villa o mansio), l’estensione del cimitero paleoveneto.


Fonte: Il Gazzettino 07/11/2008
Autore: Emanuele Compagno

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