ANTROPOLOGIA – GENIALITA’ DELLA DONNA PALEOLITICA

Pubblicato il : 8 Luglio 2003

Paleolitico, la parola stessa parla di pietre. Ed invece, grazie alle donne, erano già disponibili ben altri strumenti che semplici pietre. Le compagne dei cacciatori di mammut erano in grado di cucire vestiti, costruire ceste per la raccolta di frutti, cuocere argille, tessere sacche per i cereali, torcere corde. Grazie a queste nostre remote antenate, l’età della pietra, fu in realtà un’età dell’oro. Così afferma Olga Soffer, professore all’Università dell’Illinois ad Urbana, battagliera antropologa che, alla caduta del Muro di Berlino, ha potuto visitare i Paesi dell’Est europeo dove si trovano ricchissimi siti.

Là ha portato le competenze tecniche avanzate di cui il suo laboratorio dispone per analisi e datazione, ricavando teorie che l’hanno resa la più nota femminista del Pleistocene superiore. “Si è sempre pensato che la tessitura sia assai recente e che sia nata dopo l’agricoltura, fra 10 e 8 mila anni fa. Si è inoltre costruito uno stereotipo dell’uomo della pietra come di un ometto con la clava coperto sommariamente di pelli animali, sebbene sia ben noto che quelle furono epoche di grandi glaciazioni che avranno certo richiesto capacità di produrre vestiti e calzari. E poi, perché dovremmo stupirci se nelle culture euroasiatiche di 20 mila e più anni fa era già sviluppata la tessitura, quando, della stessa epoca in Francia possediamo grotte favolosamente affrescate?”

Le scoperte della Soffer e del suo gruppo sono partite dal noto di sito di Pavlov in Moravia. Le tecnologie che costoro vi hanno identificato sono altamente deperibili e ci si è arrivati grazie al fatto che quelle popolazioni erano anche capaci di cuocere argille su cui casualmente rimasero impronte di tessuti o di cordami. “Qualcuno stava forgiando un piatto accanto al fuoco e qualcun altro lo ha calpestato ancora fresco mentre vi era appoggiata una sacca, una cesta, una corda. Di qui l’impronta, nonché la grande quantità di carbone trovato insieme e poi datato con metodo del C14 che è possibile usare solo con reperti organici e non con la creta. Cioè, se l’impronta sulla ceramica fosse stata sola non avrebbe significato nulla. Invece tutto quanto abbiamo datato è più vecchio di 24 mila anni. Segno certo che le tracce di tessitura hanno almeno quell’età”.

Pavlov era già stata identificata dalle università dell’allora Cecoslovacchia come luogo di raccolta per i gruppi nomadi dell’ultima glaciazione durante l’autunno e l’inverno. Un’abitudine che è pre-sedentaria e quindi richiede di più della caccia e cioè la capacità d’immagazzinare grandi quantità di cibo, anche vegetale. Concede la professoressa: “C’erano sicuramente uomini coraggiosi che partivano in gruppo a caccia di grandi animali. Ma ne uccidevano uno e poi ne parlavano per 10 anni, visto che a Pavlov abbiamo identificato ben scarsi reperti relativi ai mammut. In compenso abbiamo trovato enorme abbondanza di ossa di conigli e di capre; col metodo del galleggiamento abbiamo anche scoperto resti di cereali. Ne abbiamo dedotto che, mentre gli uomini organizzavano grandi battute, le donne raccoglievano grani e frutti, tessevano, torcevano corde e costruivano trappole per i conigli. Con tutte queste attività, furono loro a garantire la sopravvivenza del genere umano durante epoche molto fredde. Scusate se è poco.”

La Soffer e la sua scuola si sono spinti con la stessa filosofia ad altri siti, alla vicina Dilmi Vestovice, quindi in Russia e Ucraina a Kostenski e Zaraisk con scoperte analoghe, mentre a Lascaux, in Francia, altri individuavano impronte di cordami. Nell’insieme emerge un impressionante quadro di ubiquità delle tecnologie deperibili in tutto il mondo del Pleistocene superiore. Restano domande chiave: come si può essere così certi che si trattasse di attività femminili? “Con metodi di etnografia ed antropologia comparata. Vale a dire, in tutte le culture che non conosciamo la tessitura, la preparazione delle ceste, la raccolta dei frutti, sono sempre femminili.” Altri riscontri? “Nei musei che conservano reperti del Paleolitico abbiamo riesaminato oggetti che credevamo di conoscere. Guardandoli con un’altra attenzione vi abbiamo scoperto aghi e primitive spolette ricavati da ossa di mammut.”

Infine: professoressa, non le sembra un po’ strano che tanta attività femminile sia sempre sfuggita agli storici? “Al contrario: mi pare ovvio. Gli storici sono sempre stati tutti uomini, ed hanno sempre solo guardato con occhi da uomo”.
Fonte: La Stampa – Tuttoscienze tst del 12 giugno 2003
Autore: Ida Molinari
Cronologia: Preistoria

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