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ALEZIO (Le). I Messapi ci raccontano di un bambino che amava lo sport nel III sec. a.C.

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Riprenderanno a breve (tra la primavera e l’estate) gli scavi nella necropoli messapica di Monte d’Elia ad Alezio.
«Nell’arco di alcune settimane di ricerche – spiega il direttore degli scavi Giovanni Mastronuzzi, professore di Archeologia della Magna Grecia e Storia dell’Arte Greca e Romana presso l’Università del Salento – sono emersi nuovi fondamentali dati per la conoscenza della civiltà messapica, attraverso la ricostruzione topografica dell’area di Monte d’Elia ed il riconoscimento dei rituali funerari lì praticati nell’antichità. Di estrema importanza è l’identificazione di una grande piazza cerimoniale che costituiva il punto di arrivo delle processioni che accompagnavano il defunto al luogo del seppellimento».
In questi mesi i dati di scavo vengono studiati nel Laboratorio di Archeologia Classica dell’Università del Salento da parte del team che include principalmente i ricercatori del CNR – ISPC Ivan Ferrari e Francesco Giuri, gli archeologi Patricia Caprino e Francesco Solinas e le tirocinanti di Archeologia Irina Bykova ed Elisa Lauri.
«Un rinvenimento molto importante – prosegue il professor Mastronuzzi – è la tomba di un bambino, in un sarcofago con alcuni oggetti di corredo: un bicchiere per il vino (skyphos), un’anforetta, un sonaglio ed un astragalo con funzione di giocattoli, ed anche uno strigile. Quest’ultimo elemento contraddistingue gli atleti».
Il bimbo poteva dunque essere una promessa dello sport e lo strigile (che è, orientativamente, uno strumento per pulire il sudore) lo accompagnava nel suo viaggio nell’aldilà. Lo scavo e il lavoro in laboratorio vengono effettuati grazie al contributo economico dell’Università e del Comune, in concessione ministeriale MIBACT ed in accordo con la Soprintendenza di Brindisi, Lecce e Taranto.
«Abbiamo scoperto alcune sepolture – conclude l’archeologo – che non furono intercettate nel corso delle indagini degli anni ’80 del secolo scorso dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia. In particolare una fossa scavata nel terreno, dotata di pavimento in blocchi di calcare e di cornice in carparo che conteneva i resti di almeno 12 individui, una lucerna, un piatto, una trozzella, due pesi da telaio ed un puntale di giavellotto. Intorno alla tomba ossa e oggetti di ornamento personale, come anelli e spille. Un dato di straordinario rilievo è rappresentato dal rinvenimento di olive, quali offerte alimentari destinate ad accompagnare il viaggio nell’aldilà».

Fonte: lavocedelsalento.wordpress.com, 25 mar 2021

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