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TORINO. Il primo torèt della storia in realtà è di Cipro e non era una fontana.

torèt

Mentre a Torino ci si divide (non senza aspre polemiche) sulle tre statue giganti del torèt panciuto dell’artista Nicola Russo, nelle Sale Chiablese dei Musei Reali è esposto un reperto archeologico risalente a 3.000 anni fa che sta attirando l’interesse e la curiosità dei primi visitatori della mostra Cipro. Crocevia delle Civiltà, che rimarrà aperta fino al 9 gennaio 2022.
Qualcuno l’ha già ribattezzato «il primo torèt della storia», ma nonostante la sua forte somiglianza con le verdi fontanelle torinesi non ha nulla a che vedere con il concetto di fontana.
«Si tratta – spiega Elisa Panero, curatrice della mostra e delle collezioni archeologiche dei Musei Reali di Torino – di una sorta di applique in argilla che veniva collocata sulle pareti degli edifici sacri e rinvenuta nell’Ottocento nell’isola di Cipro durante gli scavi promossi dal rivarolese Alessandro Palma di Cesnola: non ha nulla a che vedere con l’acqua, bensì con il fuoco, in quanto serviva ad ospitare un lume per illuminare l’ambiente».
La forte somiglianza con i torèt torinesi la si deve all’inconfondibile forma (anche se misura in tutto circa 40 cm) e soprattutto a quella testa di toro che spunta in maniera iconica. «Il toro – spiega ancora Panero – è l’animale sacro per eccellenza delle popolazioni orientali, il cui culto è arrivato a Cipro per la sua posizione centrale nei traffici di navigazione del mar Mediterraneo: ha un significato di possenza, di vita, e in un certo qual modo è anche legato all’immagine di Afrodite, che la tradizione vuole che nasca proprio dalle acque di Cipro».
Il lume a forma di torèt fa parte delle collezioni permanenti dei Musei Reali di Torino dal 2005, cioè da quando il pronipote di Alessandro Palma di Cesnola, Arturo, ha donato gli ultimi pezzi di famiglia al Museo di Antichità. Si tratta dell’ultima parte della straordinaria collezione di archeologia cipriota (uno dei tesori meno conosciuti della città) che Torino conserva a partire dalla metà dell’Ottocento tramite le donazioni di tre diversi membri della famiglia Palma di Cesnola, originaria di Rivarolo Canavese: Luigi nel 1870, Alessandro nel 1877 e Arturo nel 2005.

Autore: Andrea Parodi

Fonte: www.lastampa.it, 29 giugno 2021

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