ROMA. “Colori degli Etruschi” Preziosi tesori di terracotta in mostra alla Centrale Montemartini.

Pubblicato il : 24 Luglio 2019
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La grande rassegna che presenta, insieme a vasi figurati della Magna Grecia, a statue romane e bronzi, un’ampia selezione di lastre parietali figurate e decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma provenienti dal territorio di Cerveteri è ospitata fino al 2 febbraio dell’anno prossimo alla Centrale Montemartini, uno dei più suggestivi esempi di riutilizzo in chiave culturale di un edificio di archeologia industriale.
La centrale termoelettrica venne costruita al tempo della giunta Nathan nel 1912 sulla via Ostiense fra i Mercati Generali e il Tevere per produrre energia per Roma, il primo impianto pubblico in città. Dismesso negli anni Sessanta è diventato Museo alla fine degli anni Novanta. E da allora, accanto all’esposizione permanente di capolavori di arte antica che si snoda lungo la Sala delle Colonne, la Sala Macchine, la Sala Caldaie, fra turbine a vapore, caldaie, motori diesel e lampioni di Duilio Cambellotti, si sono susseguite nel tempo numerose mostre temporanee.
etruschiL’ultima molto curata, in corso fino all’anno prossimo, è di particolare interesse. Si entra a pianterreno a lato della statua di Afrodite in marmo pentelico. Una replica dell’Afrodite dei giardini creata da Callimaco alla fine del V sec. C. posta di fronte a un macchinario della Franco Tosi Legnano Italia, che le fa da sfondo.
Il percorso è caratterizzato dall’alternarsi di opere, lastre, frammenti architettonici, ricostruzioni e pannelli esplicativi riferiti a Cerveteri, Caere per i romani, la città che lo storico Dionigi d’Alicarnasso riteneva “la più prospera e popolata dell’Etruria”.
Il progetto scientifico, accompagnato da un corposo catalogo Gangemi, è curato da Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Leonardo Bochiccio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini. E a creare l’atmosfera sulla parete di fondo le parole di Plinio il Vecchio: “Non c’è nulla di più stupefacente per me del fatto che queste pitture appaiono quasi fresche, nonostante siano rimaste così a lungo prive di protezione”.
Una mostra che nasce dal concorso di due fattori concomitanti come il fortunato recupero nel 2016 da parte del Comando Carabinieri TPC di un’ingente quantità di reperti sottratti illegalmente dall’Italia, conservati nel porto franco di Ginevra, seguito da un accordo di cooperazione internazionale fra il Mibac e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen che ha comportato un ulteriore rientro in patria di frammenti di lastre dipinte etrusche analoghe a quelle trovate a Ginevra.
etruschiUn materiale datato fra il 530 e il 480 a. C. di grande interesse stipato in 45 casse senza alcun riferimento al luogo di provenienza che ha suscitato l’interesse degli studiosi culminato a giugno 2018 in una mostra e in un convegno internazionale organizzati dalla Soprintendenza nel Castello di Santa Severa, seguiti ora dall’esposizione alla Montemartini con un nuovo allestimento rinnovato e aggiornato dai risultati delle ultime ricerche.
Per rendere il percorso più esaustivo e comprensibile alle terracotte dipinte etrusche recuperate, suddivise per temi e tipologie (i miti, la danza, gli atleti, i guerrieri…), sono stati posti accanto materiali di confronto, in gran parte inediti e frutto di recuperi da parte dell’Arma che celebra i cinquant’anni dalla costituzione del Nucleo, che forniscono ulteriori preziose informazioni.
Dai vasi attici a figure nere e rosse della Collezione Castellani dei Musei Capitolini, normalmente non esposti al pubblico, a pezzi d’inestimabile valore restituiti da musei stranieri. E’ il caso del cratere attico a figure rosse rientrato dal Metropolitan Museum di New York firmato da Eufronio o dell’anfora attica a figure rosse con coperchio restituita dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles. O la Kylix laconica a figure nere ancora del Metropolitan. Al centro della vasca due guerrieri armati, l’uno in piedi a destra, l‘altro intento ad allacciarsi gli schinieri a sinistra. Un frammento di lastra dipinta conserva la parte inferiore di due persone in movimento verso destra, forse dei ballerini che indossano eleganti calzature a punta. Straordinario il piatto attico a figure rosse, sequestro Carabinieri TPC, con un arciere in costume scita. E via di seguito, dopo la “grande razzia”.
etruschiGli scavi clandestini in Italia in generale e in particolare in Etruria hanno origini antichissime, risalendo addirittura agli antichi Romani, che depredano tombe in cerca di preziosi metalli da fondere e riutilizzare. L’Italia è sempre stata vittima di questa piaga, una diaspora senza fine, con l’archeologia al primo posto, ricorda Alfonsina Russo. L’Università americana di Princeton calcola che, dal 1970 in poi, siano stati estratti dal sottosuolo italiano oltre un milione e mezzo di reperti, immediatamente avviati alla vendita, soprattutto all’estero.
Ma se a fare notizia sono i pezzi da novanta, è l’insieme nella sua varietà che affascina. Non solo come è ovvio i pezzi integri, quanto piuttosto certi frammenti con sezioni di volti, di raffigurazioni mitologiche, di cavalieri al galoppo e di decorazioni policrome. L’uso di dipingere su lastre di terracotta applicate alle pareti e affiancate in fregi continui ha avuto a Cerveteri una fortuna particolare collegata all’arrivo nelle città etrusche dall’inizio del VI sec. a. C. di artigiani provenienti dalla Grecia.
Le prime testimonianze di lastre dipinte risalgono agli scavi di metà Ottocento del marchese Campana che nella necropoli della Banditaccia, dal 2004 sito Unesco, trova in una tomba a camera le lastre ora conservate al Louvre. Pochi anni dopo nel 1869 altri frammenti sul pianoro della città alle spalle del Teatro, finiti ai Musei di Berlino. Nel 1874 ancora nella necropoli della Banditaccia cinque lastre, le lastre “Boccanera” del British Museum, a seguire altre scoperte minori.
La mostra racconta la lunga storia della pittura etrusca, dei miti che la popolano, Eracle anzitutto, Perseo e le Gorgoni, e di danze, giochi, feste religiose e celebrazioni dei defunti, di giovani atleti pronti alla gara, di eroici guerrieri, di elmi, schinieri, armi, corazze. E di gruppi statuari come quello di Atteone, il giovane cacciatore che venne punito con la trasformazione in cervo, che doveva decorare il centro di un frontone templare, delle antefisse e dei gocciolatoi dipinti, dell’antefissa con satiro e menade danzanti restituita dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen. C’è anche un frammento di lastra dipinta, proveniente dalla località Manganello di Cerveteri, con la figura di un sileno dalle lunghe orecchie d’asino, rivolta verso un danzatore. In uno spazio in alto l’autore ha inciso con tratto sottile la propria firma. Ma resta purtroppo solo la sillaba iniziale.

Info:
Musei Capitolini alla Centrale Montemartini, Via Ostiense 106 Roma.
Orari: martedì – domenica 9.00 – 19.00; 24 e 31dicembre 9.00 – 14.00; chiuso lunedì e 1 gennaio e 25 dicembre. Fino al 2 febbraio 2020. tel. 060608 e www.centralemontemartini.org

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.qaeditoria.it, 22 lug 2019

Foto:
1. Frammento architettonico con volto maschile, inv. SYM 2017/437. Dal deposito SABAP di Pyrgi;
2. Cratere attico a figure rosse firmato dal ceramografo Euphronios, raffigurante Ercole in lotta contro Kyknos, Databile intorno al 510 a.C. Restituito dal Metropolitan Museum of Art di New York nel 2010;
3. Piatto attico a figure rosse con guerriero scita;
4. Lekythos attica a figure nere con raffigurazione di Ercole in lotta contro gli uccelli stinfalidi, Databile intorno al 490 a.C. Restituita dal Museum of Fine Arts di Boston nel 2006.

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