ROMA. Claudio Imperatore. Messalina, Agrippina e le ombre di una dinastia.

Pubblicato il : 15 Aprile 2019

Un personaggio controverso l’imperatore Claudio, malaticcio, con problemi di movimento, balbuziente, non ha goduto di buona fama nella storia fino ai giorni nostri. Tra congiure, intrighi di palazzo, fatti di sangue e ben quattro mogli di cui le ultime due Messalina e Agrippina diventate sinonimo di ogni vizio, complice anche la letteratura e il cinema. Tutto vero? O in parte?
La mostra “Claudio Imperatore. Messalina, Agrippina e le ombre di una dinastia”, aperta all’Ara Pacis fino al 27 ottobre (catalogo L’Erma di Bretschneider ), tende a smontare questo luogo comune sulla base di testimonianze, di ricerche e di nuove scoperte, non limitandosi alla consueta storiografia, Svetonio, Giovenale. Pur non trascurando gli aspetti privati e il tragico rapporto con le mogli, mette in luce la personalità, l’operato politico e amministrativo dell’Imperatore, lo stretto legame con Augusto e con il celebre fratello Germanico sullo sfondo della corte imperiale e delle vicende complesse e controverse della dinastia giulio – claudia.
L’esposizione curata da Geneviève Galliano e Francois Chausson “Claude, un empereur au destin singulier” che si è chiusa il 4 marzo al Musée des Beaux- Arts di Lione, la città in cui il futuro imperatore nacque nel 10 a. C. che ha avuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico francese, è apparsa quasi come una rivalutazione. Ora quella rassegna arriva a Roma, avendo la Soprintendenza capitolina accolto il progetto dei colleghi d’oltralpe affidandolo alla cura di Claudio Parisi Presicce, Lucia Spagnuolo, con la collaborazione di Orietta Rossini che l’hanno rinfrescato, dandogli un taglio più ampio, arricchendolo di opere delle collezioni capitoline e di apporti multimediali.
La mostra vuole rendere giustizia a Claudio, precisa la Soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli e in un ambiente ideale come l’Ara Pacis, che celebra proprio la dinastia Giulio – Claudia. Nel rilievo principale si vedono Augusto, la moglie Livia, la figlia Giulia con il marito Agrippa, la sorella Ottavia e i nipoti, che trasmettono ai posteri dopo decenni di guerre i nuovi valori di pace, concordia e religiosità.
L’esistenza di Claudio è segnata da un singolare destino. E’ il primo imperatore a nascere fuori dal territorio italiano, a Lugdunum oggi Lione, il centro più importante delle province della Gallia, una città strategica per le guerre germaniche, che aveva una zecca imperiale. Claudio era un improbabile candidato al potere per via delle sue note difficoltà e scarse capacità politiche. Lo stesso Augusto dubitava che fosse capace di gestire la cosa pubblica preferendogli il fratello Germanico che era stato adottato da Tiberio, figlio primogenito di Livia, che ebbe il potere dopo Augusto. Ma Germanico, figlio di Druso e della nipote di Augusto, che si distingue per coraggio e capacità militare, accompagnato dalla moglie Agrippina, donna di grande forza d’animo, morì prematuramente in circostanze sospette. Suo successore venne scelto il figlio Caligola, assassinato nel suo stesso palazzo. Necessariamente il potere passò a Claudio, che diventò imperatore a cinquantuno anni (dal 41 al 54 d. C.), il primo non adottato ma acclamato, dopo una lunga trattativa, dai pretoriani, lo stesso corpo di guardia che aveva ucciso il nipote Caligola.
Altro punto debole la vita privata, segnata dai complicati rapporti con le mogli, da vicende tragiche, congiure e assassini. Ne ebbe quattro, due delle quali passate alla storia per nefandezze vere o presunte. Da Messalina più giovane di lui di 35 anni ebbe Britannico, il primo erede maschio della dinastia giulio-claudia nato da un imperatore regnante. Ma uccisa Messalina col consenso di Claudio, colpita dalla “damnatio memoriae”, anche il destino di Britannico appare segnato, vittima adolescente del fratellastro Nerone figlio della quarta moglie di Claudio, la nipote Agrippina sospettata di averlo avvelenato con i funghi. Non prima di avergli fatto adottare il proprio figlio avuto da Cn. Domizio Enobarbo, Nerone.
Il ritratto di Claudio che emerge da stoici come Svetonio non è lusinghiero, eppure rileggendo le fonti e i dati archeologici la realtà appare più articolata. Ne esce il profilo di un uomo nutrito di studi, appassionato di storia e capace di fare scelte innovative. Ne è prova il discorso pronunciato nel 48 di fronte al Senato ostile per consentire ai notabili della Gallia di accedere alle massime magistrature. Tanto importante da essere ricordato da Tacito ed essere impresso nel bronzo della Tabula Claudiana, in mostra.
La figura di Claudio e dei suo tredici anni di regno è dunque un’altra. ”Claudio non fu un debole – sostiene François Chausson – sopravvive a tutta la sua famiglia dove il parricidio era una specie di sport, è un uomo sottile, colto, forte, uno stratega politico che conquista cinque nuove provincie, come non era mai accaduto da Augusto. Ed è un grande organizzatore. A lui si deve il porto di Ostia, l’acquedotto che ne porta il nome, costruzioni e restauri per dare al popolo romano i mezzi per una vita migliore.
Importantissima la conquista della Britannia, annunciata in mostra dal modello del Faro di Dover. Una sola spedizione, neppure molto importante, secondo Svetonio, che invece il principe considerava eccezionale. E lo era. Una terra solo parzialmente esplorata al di là del mare, il cui destino veniva legato a quello di Roma. Le truppe di Claudio, circa 40mila uomini salparono nel 43 dall’odierna Boulogne -sur-mer e sbarcarono nell’attuale Kent presso Dover. Fra le truppe c’era anche il futuro imperatore Vespasiano. In un solo anno si concretizzò la creazione della nuova provincia.
La rassegna romana si caratterizza per l’ampio spazio dato a filmati, installazioni, animazioni e supporti multimediali. Le pareti delle sale sono tappezzate per l’occasione di rosso imperiale, una scenografia aggressiva che gioca sul colore, il colpo d’occhio, i grandi pannelli informativi scritti a lettere capitali e sull’alternanza delle opere, statue, frammenti marmorei, plastici ricostruttivi, piante, monete, urne cinerarie, calchi, dipinti, acquerelli, incisioni, oggetti comuni provenienti dai musei civici romani, da prestigiosi musei italiani e internazionali. E anche da raccolte private come la Fondazione Sorgente. Avvincente fin dalla prima sala la parata dei ritratti della gens Giulio- Claudia, membri attivi della dinastia, l’esposizione prosegue con un andamento un po’ labirintico che se mira a isolare in spazi separati i diversi protagonisti, di cui viene presentata la biografia e a mettere in risalto gli aspetti più significativi della storia, finisce con l’appesantisce il racconto frammentandolo eccessivamente.
Viene dal Louvre la grande statua di Claudio in nudità eroica scoperta a Gabi nel 1792 e la Messalina. Il Louvre ha prestato anche il rilievo detto “Dei Pretoriani”. Straordinario, di forte impatto, probabilmente faceva parte della decorazione dell’arco che Claudio fece costruire sulla via Lata tra il 51 e il 52 d. C. per celebrare la vittoria sui britanni. In primo piano ad alto rilievo tre soldati in corazza visti frontalmente che portano scudi ornati di vari motivi. Le teste sono un restauro moderno. Dal Louvre viene anche la statua di Nerone giovane. dal Kunsthistorisches Museum di Vienna il cameo in calcedonio con il ritratto dell’imperatore, dalla Bibliothèque de France il cammeo con Messalina e i figli.
Al centro dell’esposizione importantissimi documenti in bronzo. Fra questi la “Tabula Claudiana” su cui è inciso il discorso tenuto da Claudio in Senato nel 48 d. C. Esposta da sola in una saletta appartata, è illuminata riga per riga con lettura e traduzione simultanea del testo. Fra i meriti dell’imperatore la costruzione dell’ Acquedotto Claudio a Porta Maggiore e l’intervento di ricostruzione dell’Acqua Vergine documentati dai quadri di Ippolito Caffi e di Giovanni Battista Piranesi . Da Alba Fucens viene il piccolo ritratto in bronzo dorato di Agrippina Minore concesso dalla Soprintendenza dell’Abruzzo che testimonia l’interesse di Claudio per il territorio della “Regio IV” dove realizzò l’impresa del prosciugamento del Fucino (che sarà ripreso nell’800 da Alessandro Torlonia).
Sono dello stesso materiale, basanite o grovacca, e sono state trovate nello stesso luogo, il Tempio di Claudio sul Celio (testimoniato da frammenti della Forma Urbis Severiana), la statua di Agrippina orante dei Capitolini, di Britannico bambino degli Uffizi. E’ un prestito del British di Londra la testa bronzea dell’imperatore Claudio o Nerone che doveva far parte di una statua di dimensioni reali da collocare negli spazi pubblici ufficiali forse di Colchester la città romana più vicina al luogo della scoperta. E poi plastici come quello della Porta Aurea di Ravenna eretta per celebrare il rientro di Claudio dopo la spedizione in Britannia, e calchi del ciclo di rilievi di Medinaceli. Fra le novità il ritratto di Germanico della Fondazione Sorgente Group.

Info:
Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma.
Orario: tutti i giorni 9.30 – 19.30, fino al 27 ottobre 2019.
tel. 060608 e www.arapacis.it

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.qaeditoria.it

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