MILANO. Il viaggio della Chimera: gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo.

Pubblicato il : 14 Dicembre 2018

Il rapporto tra Milano e gli etruschi è al centro del progetto espositivo della mostra “Il viaggio della Chimera: gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo” in programma al Civico Museo Archeologico di Milano, sino al 12 maggio 2019.
Il legame fra Milano e la civiltà degli Etruschi nasce dalla metà dell’Ottocento con la costituzione del nucleo più antico delle Raccolte Archeologiche milanesi, rinsaldandosi nel dopoguerra, quando Massimo Pallottino organizzò, nel 1955, la prima grande “Mostra dell’Arte e della Civiltà Etrusca”, mai fatta in Italia a Palazzo Reale. Questa data segna l’avvio di una feconda stagione per l’etruscologia a Milano: dalla Fondazione Lerici del Politecnico di Milano alle campagne condotte dall’Università degli Studi di Milano a Tarquinia, nell’Etruria padana e a Forcello di Bagnolo S. Vito. Un legame solido e virtuoso che è continuato con i recenti scavi condotti a Populonia e che proseguirà con l’imminente apertura al pubblico del Museo Etrusco della Fondazione Luigi Rovati.
La mostra si sviluppa in cinque sezioni, con l’esposizione di più di duecento reperti provenienti dai maggiori musei archeologici italiani, dalle collezioni del Civico Museo Archeologico di Milano e dalle collezioni della Fondazione Luigi Rovati.
Il percorso espositivo ha inizio dal Cratere Trivulzio, in prestito dai Musei Vaticani, acquistato sul mercato antiquario di Milano nel 1933 a seguito di una sottoscrizione cittadina per essere donato a papa Pio XI che lo destinò al Museo Gregoriano Etrusco. Accanto alle raccolte private confluite nelle collezioni del Civico Museo Archeologico, è esposta anche parte della collezione di Pelagio Palagi (1775-1860). Nella seconda sezione diversi sono i reperti che furono esposti alla mostra a Palazzo Reale nel 1955 come “La Pietrera”, il busto femminile del VII secolo a.C. proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze e considerato la più antica statua etrusca. La terza sezione è collegata alla precedente attraverso il tema del mondo animale, con le sue creature reali e fantastiche che popolavano l’immaginario del defunto nel suo viaggio ultraterreno. Il vaso con raffigurazione della Chimera – che dà il titolo alla mostra – proviene dalle raccolte civiche milanesi ed è affiancato ai materiali pertinenti ai corredi delle tombe scavate dalla Fondazione Lerici, ora in deposito presso lo stesso Museo. Sono rappresentate in questa sezione alcune importanti campagne di scavo condotte dalle università milanesi a Cerveteri, Capua, Populonia e Tarquinia. La quarta sezione vede protagonisti gli scavi che hanno evidenziato la presenza etrusca in Lombardia. In mostra un piccolo nucleo di materiali proveniente dalle ricerche svolte dall’Università degli Studi di Milano a Forcello di Bagnolo San Vito in provincia di Mantova, il principale abitato etrusco-padano a nord del Po, risalente al VI-V secolo a.C. Nell’ultima parte il percorso espositivo presenta in anteprima una piccola selezione di reperti della Fondazione Luigi Rovati, che confluiranno nel Museo Etrusco presso lo storico Palazzo Rizzoli-Bocconi-Carraro, di prossima apertura. Sono qui presentate testimonianze di scrittura etrusca come la paletta di bronzo con una dedica a Selvans, divinità dei boschi, dei terreni e anche dei confini, ma anche splendide oreficerie e oggetti di alto artigianato.
Per Lucio Rovati, Presidente della Fondazione Luigi Rovati, è “motivo di soddisfazione avere instaurato con il civico Museo Archeologico e la Soprintendenza per la Città metropolitana di Milano una proficua collaborazione che ha portato alla realizzazione di questa esposizione, prima importante tappa del percorso che porterà all’apertura del nuovo Museo Etrusco di Milano”.

Info:
La mostra “Il viaggio della Chimera” è realizzata dal Civico Museo Archeologico di Milano e dalla Fondazione Luigi Rovati, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano.

Autore: Maria Rosaria Pastorelli

Fonte: www.qaeditoria.it, 12 dic 2018

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