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GUATEMALA: Un archeologo italiano, Francisco Estrada Belli, ha rinvenuto in Guatemala reperti di una civiltà risalente al 500 a.C.

Scoperta la più antica città Maya “Costretti a riscrivere la storia” Due maschere in stucco, alte 5 e larghe 3 metri trovate a Cival, rimandano ad una società molto complessa e sviluppata

Due maschere di pietra che raffigurano volti umani con denti di serpenti sono stati rinvenuti, tra altri reperti straordinari, dall’archeologo italiano Francisco Estrada Belli in una località finora poco esplorata del nord-est del Guatemala, nel sito di Cival. Secondo lo studioso, docente alla Vanderbilt University di Nashville, si tratta di reperti di una delle più grandi città dell’epoca pre-classica Maya.

Le maschere, riemerse dalla foresta tropicale pressochè intatte rivelerebbero rituali religiosi di una civiltà ben più antica, sofisticata e complessa di quanto si è pensato finora. Non solo: la scoperta porterebbe “indietro” l’orologio con cui si data l’inizio della civiltà Maya, visto che i reperti scoperti risalgono al 500 avanti Cristo, mentre comunemente si data al 300 avanti Cristo l’inizio dell’era.

Francisco Estrada Belli, nato a Roma nel 1963, si è trasferito – come tanti brillanti ricercatori – negli Stati Uniti subito dopo essersi laureato in Archeologia e Antropologia all’Università della Sapienza nel 1991.
E’ dal 1995 che conduce ricerche in Guatemala e dallo scorso anno, come docente dell’Università Vanderbit, è stato incaricato dalla National Geographic di esplorare un’area poco battuta nel Nord Est del Paese.

“Gli scavi a Cival – rivela lo studioso italiano – hanno portato alla superficie piramidi pre-classiche, sculture monumentali, offerte sacre e oggetti religiosi in giada che gettano una nuova luce sulle cerimonie e sul simbolismo delle prime dinastie Maya”. Si tratta di scoperte che potrebbero costringere gli storici a riscrivere le tappe di quella civiltà.

L’apogeo di Cival è avvenuto infatti molto prima delle altre antiche città Maya del Guatemala e dello Yucatan. A Cival vivevano probabilmente diecimila persone, nel momento del suo massimo splendore, diverse centinaia di anni prima del periodo Maya classico. “La città – ipotizza l’archeologo – fu probabilmente abbandonata dopo un attacco violento da parte di una potenza emergente, come Tikal”.

La disposizione degli edifici di Cival serviva a misurare il tempo. La città “aveva una funzione astronomica – ha spiegato il ricercatore – l’asse dei principali edifici e la piazza erano orientati verso il sorgere del sole dell’equinozio”.

Sono però le due grandi maschere antropomorfiche in stucco, alte cinque metri e larghe tre metri, ad aver entusiasmato l’equipe archeologica ed a promettere di divenire un sensazionale richiamo turistico per il sito.
I volti, in un ottimo stato di conservazione, sono identici: gli occhi, intagliati a forma di ‘L’ , hanno per decorazione disegni di piccoli gusci di chicchi di grano. “Probabilmente – ha osservato Estrada-Belli – si tratta delle divinità Maya del frumento”.
Le bocche, squadrate, hanno al centro un paio di denti da serpente; le orecchie sono rettangolari ed hanno un motivo ad ‘U’ nel centro.

L’archeologo ritiene che nel sottosuolo potrebbero essere ancora nascoste altre due maschere di pietra dello stesso tipo. E’ presumibile infatti che le quattro sculture fossero adagiate sulla scalinata del tempio a piramide, dove si arrampicava il re Maya della città per rappresentare il rito simbolico della creazione.
La maschere, gli scrigni di giada, le lastre di pietra incavate con immagini di re e tutti gli altri oggetti dissepolti a Cival fanno pensare – dicono gli studiosi – ad una società sviluppata come quella di epoche molto più tarde. Il periodo classico dei Maya si estende dal 300 a.C. al 900 d.C., quando questa civiltà, famosa per le sue piramidi a gradoni e il calendario, cominciò inesorabilmente a declinare.

Autore: redazione
Cronologia: Arch. Precolombiana

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