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Velzna/Bolsena gemella di Ilio?

Bolsena = Velzna e Velzna = gemella di Ilio. Un viaggio avventuroso e straordinario quello descritto da Angelo Di Mario (studioso della lingua etrusca) che porterà una parte dei VElisna, vista distrutta la loro città, Ilio, situata presso il fiume Aesepus, dopo la guerra di Ilio (e non di Troia), ad emigrare in Italia e a ricostruirsela presso il lago di VELSNA/BOLsena.
E’ questa la vera notizia che ha sorpreso il pubblico intervenuto al convegno Bolsena Etrusca la storia da riscrivere tenutosi nella giornata di ieri, presso la Libreria le Sorgenti, al quale hanno partecipato la giornalista Maria Grazia Di Mario per Angelo Di Mario, il ricercatore Giovanni Feo e il Soprintendente Angelo Timperi, con una testimonianza filmata.
L’evoluzione linguistica segna e colloca precisamente alcuni fatti storici ed evidenze
archeologiche confermate dallo stesso Feo e da Timperi, rivelando novità di rilievo in grado di aprire orizzonti inaspettati ed internazionali.
Di Mario ha infatti individuato la gemella di Velzna, POLichna, sulla A Classical Map of Asia Minor, il materiale è da tempo depositato presso la SIAE ed accolto dalla Soprintendenza
Archeologica del Lazio, dall’Accademia Nazionale dei Lincei, dall’Ambasciata di Turchia, dall’Ambasciata della Grecia, oltre che inviato all’Archeologo russo Engin Beksac e al sindaco di Bolsena, ritenendolo interessato a questa città sinonimo di Vilussa VELsna VELsinia (precisa Di Mario).
La famosa diatriba Velzna/Orvieto è dunque scesa un po’ in secondo piano rispetto a questa importante tesi verificata dagli studi glottologici grazie ai quali, sempre nel corso del convegno, si è potuto spiegare per quale ragione Velzna non può coincidere con Orvieto.
Per Angelo Di Mario il nome Orvieto ha un significato ben diverso: mentre il nome Velzna deriverebbe da FEL/VEL (luce), alla stregua di Ilio, il nome di ARwieta/Urwieta (città) ha una radice differente, simile ad OR-te AR-ezzo somiglia troppo al licio-miliaco AR-n- n- a (che vuol dire costruzioni-case-città), ad AR-za-wa nel paese di Lukka, potente avversaria degli ittiti, sita nella Turchia meridionale, tutti nomi comunque portati in Italia….
La città sacra sede del Fanum sarebbe dunque proprio Bolsena e non Urbibendum, VEL-zna e non Orvieto, solamente VELzna contiene l’idea della città del sole (VEL) e non Urviventus, vittima delle solite traduzioni a orecchio, omofone, capaci di restituire solo il significato voluto.
Solo Velzna conteneva infatti i dati culturali religiosi e politici per poter meritare la distruzione totale; la ILION italica, il cui nome originario è rimasto per Di Mario nella collina denominata Vietena, che presumibilmente conserva una degradazione di VEL-s-na/VEL-t-na,VEL-z-na, attraverso la varianza FET-t-na FIE(T)-te-na VIE (L/T)-te-na.
Le due gemelle avrebbero avuto (sempre per Di Mario) un analogo destino: entrambe dovevano essere distrutte e confuse. Ilio, città sacra, doveva essere combattuta e vinta come poi accadde con la gemella VEL-s-na/VEL-s-na – VEL-th-na/Bolsena, ma subì paradossalmente anche la stessa sorte di Velzna confusa con Orvieto, Ilio infatti (Filios) fu confusa con Troia.
La tesi di Di Mario, relativa alla collocazione di Velzna nel territorio di Bolsena, è stata ampiamente confermata dall’intervento di Angelo Timperi, archeologo responsabile del versante orientale del Lago di Bolsena dal 1982 al 2009:
“Dagli Anni ’70-’80 la maggior parte degli etruscologi, anche se non tutti, decisero che dovesse essere considerata Orvieto Velzna, senza tener conto però di quello che ci diceva il territorio, delle testimonianze, dei reperti reali, delle numerose necropoli, possenti mura, e delle strutture rimesse in luce che in realtà sembravano romane ma che a un esame più attento hanno cominciato a manifestare la loro origine etrusca. Nel mio lavoro sono partito proprio da Poggio Moscini.
Per anni ho accettato quello che gli studiosi dell’Università di Roma e di altre Università sostenevano, e cioè che Bolsena fosse una città romana, con le mie riserve ovviamente, perché le evidenze etrusche non si potevano nascondere, però nel 2000 organizzai una serie di visite guidate e, per dare spiegazioni più complete ai visitatori, cominciai ad analizzare tutti gli scavi dei francesi, avevo la fortuna di poter avere sotto mano i materiali e le strutture, e così i miei dubbi cominciarono a prendere forma. Io non vedo un aut/ aut, io vedo un et/et, Orvieto e Bolsena, non sono in conflitto, Orvieto fa parte del territorio di Velzna, un territorio grande che comprende tutta la zona orientale del lago di Bolsena, quella compresa tra il Paglia, il Tevere e la Piana di Viterbo; quindi Montefiascone, Grotte di Castro e Orvieto stessa, sono tutte città che rientrano in questo territorio, Orvieto con funzione difensiva”.
Per Timperi c’è ancora molto, tutto da scavare, in quanto sotto la città romana c’è la grande Velzna etrusca,  ma è importante a questo punto aprire un dibattito e un confronto reale che dia spazio a visioni diverse, se pur qualificate, rispetto a quelle rigidamente accademiche e questo, così come ha sottolineato Giovanni Feo, per restituire una identità storica reale anche alla città di Orvieto.
Il cammino del neonato gruppo di lavoro continuerà il suo percorso con un secondo convegno che si terrà nel comune di Pitigliano, nel mese di ottobre.

Autore: Maria Grazia Di Mario – dimariomariagrazia@libero.it, 30 giugno 2014

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