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Gavino MARESU. Scavi archeologici, motore del turismo culturale.
Nel 2006 su 850 milioni di persone che hanno viaggiato nel mondo, 150 milioni hanno visitato siti archeologici: questa frase, pronunciata alla conferenza di chiusura della recente 10ª Borsa mediterranea del turismo archeologico di Paestum da Mounir Bouchenaki, direttore generale dell'Iccrom (Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali), sintetizza in maniera efficace il ruolo essenziale che le risorse archeologiche rivestono per l'economia del turismo e non solo.
Nella valorizzazione di un sito archeologico, infatti, è coinvolta una serie di soggetti, imprese, attività e professioni che, oltre a quelli della filiera del turismo e dei beni culturali (archeologi, architetti, geologi, paleontologi, storici dell'arte, archivisti, restauratori ecc.), abbracciano i settori delle infrastrutture, delle tecnologie digitali, della comunicazione, del cinema, della formazione ecc.
Nel nostro paese, inoltre, soprattutto in seguito all'entrata in vigore del codice dei beni culturali e del paesaggio (dl n. 42/2004), si sono ampliate le possibilità d'intervento dei privati anche nella gestione di servizi e attività di vario genere sia all'interno dei musei e dei siti archeologici sia all'esterno e a favore di essi. Secondo uno studio del'Isfol, le professionalità più richieste riguardano manager e organizzatori di eventi culturali, mostre ed esposizioni, addetti al marketing, esperti nella didattica e nelle attività formative, tecnici per la creazione di software per l'archeologia computazionale o per la ricostruzione virtuale dei siti.
Per rimanere nel campo del turismo, secondo un'indagine realizzata dall'Enit nel 2005, risulta che la componente culturale costituisce il motivo predominante della vacanza in 24 fra i più importanti mercati dell'incoming verso il nostro paese, con percentuali che arrivano fino all'85% per i giapponesi e all'80% per i turisti provenienti da Usa, Spagna e Portogallo.
Dell'enorme potenzialità del patrimonio archeologico italiano, invece, non sembra si siano ancora del tutto resi conto i nostrani t.o. che, come è emerso anche in un convegno promosso da Astoi alla Bmta di Paestum, continuano ad accusare il sistema pubblico di promozione e i fornitori di servizi di «saltare» la catena dell'intermediazione nazionale e di rivolgersi direttamente ai buyer stranieri.
Nel nostro paese, come ha sottolineato Alberto Corti, direttore generale di Astoi, scarseggia ancora un sistema di interrelazioni strette fra tutti i soggetti e gli organismi che si occupano di gestione delle risorse e dei siti, di accoglienza nei luoghi e nei percorsi. Tuttavia, i t.o. non possono chiamarsi fuori da questo sistema di interrelazioni: ne fanno, o almeno ne dovrebbero far parte, a tutti gli effetti; e se il loro futuro dipende anche dalla capacità che ha il nostro paese di ritornare al vertice delle destinazioni turistiche mondiali, allora compete anche a loro inserirsi da protagonisti e fare da traino nella costruzione di tale sistema.
Ma per arrivare a questo nuovo modo di agire penso occorra una nuova mentalità, che con la sua formula sta cercando in qualche modo di far nascere anche la stessa Borsa di Paestum, che invece ha suscitato qualche critica proprio da parte di alcuni operatori, che hanno accusato gli organizzatori e i promotori di aver fatto circolare troppi ragazzi, troppi studenti che hanno fatto incetta di costose brochure, manifesti, gadget, facendo scivolare in secondo piano l'aspetto borsistico della manifestazione.
Questo è di certo uno degli aspetti da migliorare, soprattutto per favorire la partecipazione degli operatori dell'offerta dei Paesi mediterranei che, non avendo accesso al workshop organizzato dall'Enit, di fatto non partecipano alle trattative. Credo che però questo possa risolversi con un diverso modo di partecipare da parte degli stessi enti turistici stranieri, che dovrebbero facilitare la partecipazione dei loro operatori nell'area espositiva.
La Borsa mediterranea del turismo archeologico di Paestum, secondo me, è invece un tentativo serio di far coniugare lo sviluppo economico sostenibile con la fruizione sapiente del patrimonio culturale in un rigido contesto di tutele, sviluppando nel contempo una nuova sensibilità, una nuova cultura e un nuovo approccio da parte soprattutto delle future generazioni, affinché evitino i disastri che quella attuale sta procurando ai siti archeologici, ai monumenti, all'ambiente.
Sezioni come «ArcheoLavoro», laboratori di archeologia sperimentale, «ArcheoVirtual», «ArcheoFilm», «ArcheoToons», oltre ai convegni incentrati sul patrimonio archeologico e culturale coniugati con temi quali la sua gestione, la sua valorizzazione, il suo valore identitario ed economico, le professioni, il turismo ecc., siano stati altrettanti importanti momenti di formazione, di crescita e di sensibilizzazione.
Non si deve mai dimenticare infatti che il turismo non vende solo camere d'albergo o pacchetti turistici: vende soprattutto emozioni, sogni, esperienze. E queste cose le possono dare solo ed esclusivamente i monumenti, le opere d'arte, il patrimonio storico, i siti archeologici, i «paesaggi culturali», a patto che questi vengano conservati, gestiti, valorizzati e «comunicati» dalle persone e dalle comunità cui appartengono.
Fonte: Italia Oggi 11/12/2007
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